Finisce l’obbligo di ricovero dopo l’assunzione della pillola abortiva Ru486, Speranza: “passo avanti nel rispetto della 194, una legge di civiltà”

Le nuove linee guida, basate sull’evidenza scientifica, prevedono l’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico in day hospital e fino alla nona settimana”. Così il Ministro della Salute Roberto Speranza ha annunciato la decisione di permettere l’assunzione della pillola abortiva Ru486 in day hospital, senza il ricovero obbligatorio che era invece precedentemente in vigore in tutta Italia, con l’eccezione di Lombardia, Toscana, Emilia-Romagna e Lazio.

L’ok del Consiglio Superiore di Sanità era già arrivato e si attendeva il parere favorevole dell’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco), che ha sbloccato il procedimento tramite la Determina n. 865 del 12 agosto 2020 “Modifica delle modalità di impiego del Medicinale Mifegyne a base di mifepristone (RU486)”.  Le donne potranno scegliere di recarsi in “strutture ambulatoriali pubbliche adeguatamente attrezzate, funzionalmente collegate all’ospedale ed autorizzate dalla Regione, nonché consultori, oppure day hospital” per assumere il farmaco. La situazione verrà poi monitorata nei giorni successivi alla prima assunzione. Prima era possibile assumere la pillola fino alle 7 settimane, ma le nuove linee guida estendono il termine alla nona settimana di gravidanza compiuta.

L’argomento “aborto” era tornato sotto i riflettori a seguito della decisione, presa dalla governatrice leghista dell’Umbria Donatella Tesei, di abrogare la deroga regionale all’obbligo nazionale di ricovero ospedaliero per tre giorni consecutivi. Il Ministro Speranza aveva reagito alle polemiche chiedendo un parere al Consiglio Superiore di Sanità, il cui ultimo aggiornamento risaliva a dieci anni fa. Non mancano le polemiche pro-life, che anche nei giorni scorsi si erano fatte sentire.

Va ricordato che in Italia è ancora possibile per il medico obiettore di coscienza non somministrare alla donna il farmaco, cosa che continua ad accadere in molte regioni d’Italia. Secondo i dati dell’associazione Coscioni, in regioni come la Sicilia la Ru486 non è nemmeno presente sul territorio. Questi e altri ostacoli materiali rendono ancora impossibile l’accesso ad un aborto sicuro per molte donne, soprattutto a chi vive situazioni familiari difficili o di violenza, ma la legislazione si sta muovendo verso una messa in pratica del principio espresso dalla legge 194. “È un passo avanti importante nel pieno rispetto della 194 che è e resta una legge di civiltà” ha esultato Speranza nel suo tweet.

Rebecca Franzin

Studio a Trento, ma sono di Vittorio Veneto (tecnicamente Solighetto). Forse un giorno mi laureerò in Studi Internazionali; nel frattempo, se siete credenti, sentitevi liberi di includermi nelle vostre preghiere.

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