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Sedurre o educare? La scuola nella società del consenso

Intervista a Riccardo Mazzeo

Per la rubrica Cara, vecchia scuola, del collettivo Un’Altra Scuola

Il terzo ospite che ho intervistato per la rubrica Cara vecchia scuola, a differenza dei due precedenti, non è un professore. Proprio per questo ci ha offerto un punto di vista diverso, “esterno” rispetto al sistema scolastico, ma esperto di educazione. Riccardo Mazzeo è infatti scrittore, traduttore, ed editor storico della Erickson, una delle maggiori case editrici per i testi scolastici e pedagogici. La scorsa primavera, per il “Maggio dei Libri”, Riccardo aveva già presentato per noi di Un’Altra Scuola il suo saggio Conversazioni sull’educazione, scritto a quattro mani insieme a Zygmunt Bauman. Mercoledì scorso, invece, in un’intervista ricca di spunti filosofici, sociologici e di consigli di lettura (che vi lascio in una piccola lista in fondo a questo articolo), abbiamo parlato più nello specifico della scuola e dei suoi problemi. 

Partiamo, come sempre, dalla domanda centrale: quali ostacoli ci impediscono di fare una vera riforma della scuola? Una dinamica che è propria della nostra politica, ma che in realtà si ripercuote su tutti i settori della società coinvolti nella scuola, è quello della rincorsa al consenso. Ce ne vuoi parlare?

Certamente: vari autori si sono occupati di questo tema. Il testo forse più rilevante, a riguardo, è Piacere e colpire. La società della seduzione, di Gilles Lipovetsky. Questo filosofo francese afferma che la ricerca del consenso dipende da meccanismi seduttivi che esistono in tutte le sfere della nostra società. La seduzione, un po’ come il potere in Foucault, non è semplicemente qualcosa di effimero, immorale o superfluo: la stessa seduzione primigenia, secondo Freud esercitata dalla madre, mette in atto un processo di ricerca del consenso che è necessario alla vita umana, senza il quale noi saremmo amorfi. 

La seduzione è quindi un fenomeno plurale, multidimensionale, i cui dispositivi oggi tendono ad essere sempre più “extra-erotici”. Massimo Recalcati ha scritto un libro sull’erotica dell’insegnamento, che coglie molto bene il senso della seduzione nell’insegnamento: tuttavia, sempre più spesso, questa si manifesta in termini che vanno al di là dell’erotica propriamente detta.

La seduzione è quindi necessaria alla vita, ad appassionarsi e far appassionare: è in questo che c’entra con la scuola, e in particolare con il ruolo dell’insegnante?

Esatto, e non è qualcosa di completamente nuovo. Già cent’anni fa Max Weber scriveva delle “comunità emotive”, fondate sul carisma, che fa leva su sentimenti irrazionali di entusiasmo e ammirazione nei confronti del leader: la stessa intensa attrazione che si crea tra il docente e il discente. Weber parlava di figure come il profeta, lo sciamano, il saggio, il salvatore: oggi c’è invece una predominanza di figure che possono essere definite come “guru”, ma che fanno sempre leva sulla nostra irrazionalità

Cicerone, per quanto riguarda l’esercizio della seduzione da parte del docente sui discenti, parlava di tre poli dell’attività oratoria: logos, ethos e pathos. Questi poli sono tutti e tre fondamentali: dobbiamo sempre tener presenti la razionalità e l’etica, senza fermarci al livello del pathos, del desiderio minuto che, come sosteneva Lacan, una volta realizzato è spento, non produce nulla. E’ questo, secondo me, che la scuola di oggi sta sbagliando.

Se la scuola si ferma al livello del pathos, cercando di appassionare gli studenti, ma senza appellarsi al loro logos, al loro pensiero critico, essa replica proprio quel meccanismo da cui dovrebbe proteggerli. La seduzione e la ricerca del consenso basate sull’irrazionalità, sul gridare più forte degli altri, sono infatti un pericolo costante nella nostra società e nella nostra politica.

Bisogna cercare una sintesi tra gli aspetti positivi, anzi essenziali, del dispositivo della seduzione, e la razionalità. Il mezzo attraverso cui oggi si esercita la seduzione, cioè la tecnologia, presenta dei pericoli: prima di tutto perché, con Internet, possiamo disporre immediatamente di tutte le informazioni che vogliamo. Noi però non abbiamo bisogno solo di informazione, ma anche e soprattutto di comunicazione. Il libro più importante del sociologo francese Dominique Wolton, Vive l’incommunication, tratta dell’“incommunicazione”, ovvero del confronto con un pensiero radicalmente diverso dal proprio. Secondo Wolton, questa è fondamentale proprio per la comunicazione, che altrimenti giunge alla acommunication, cioè allo scontro aperto o alla tribalizzazione, cui assistiamo ogni giorno sul web e sui social. 

Per questo è importante un utilizzo consapevole dei mezzi tecnologici, che non possono essere lasciati usare solo come gioco. Del resto la permissività del modernismo educativo, come messo in risalto nel romanzo Le correzioni di Jonathan Franzen, finisce per prospettare ai bambini una realtà fatta unicamente di piaceri, squalificando ogni delusione o sofferenza. Così viene meno, però, la possibilità di costruirsi un vero progetto di vita, con impegno, sforzo e fatica. Un aspetto che la scuola di oggi tende a trascurare.

Vorrei concludere chiedendoti se, quindi, uno dei problemi alla base delle difficoltà della scuola è proprio l’idea di educazione che prevale nella nostra società, e che questa si aspetta dalla scuola. La sfiducia che si crea, non solo nel rapporto fra i genitori e gli insegnanti, ma a tutti i livelli della scuola e della politica, rispecchia la nostra perdita di fiducia nell’autorità in generale?

Per risponderti cito di nuovo Jonathan Franzen: nel suo romanzo Purity racconta di una madre che educa il figlio in modo estremamente permissivo. Il suo caso (un caso limite) rappresenta bene tutti quei genitori che, intrappolati tra la competizione nel lavoro e le dinamiche familiari complicate dai divorzi, si sentono in colpa se non riescono a viziare i propri figli. L’educazione autoritaria di una volta non avrebbe alcun senso, ma non si può nemmeno ridurre tutto alla seduzione e al gioco, rinunciando all’esercizio dell’autorità. Vi rinunciano i genitori, ma anche gli insegnanti, irretiti dalla paura – dei genitori stessi o dei presidi – e da compiti burocratici che dovrebbero essere secondari rispetto all’insegnamento. Bisogna naturalmente avere comprensione e rispetto per gli studenti, ma questo rispetto bisogna anche pretenderlo per se stessi: non solo con autorevolezza, ma con autorità. 

Se nessuno ti dice cosa devi fare, ma fin da piccolo ti si permette soltanto di giocare, sviluppi un bisogno di figure autorevoli che diventa soggezione a leader autoritari. La politica un tempo incarnava un modello rispettabile di autorità, mentre oggi è solo seduzione. Grazie all’aiuto degli esperti di immagine, i politici negli ultimi decenni hanno imparato a mettersi in scena, catturando l’attenzione del pubblico con discorsi semplici e piccole frasi accattivanti, trattando l’elettorato come bambini da sedurre – e che del resto si lasciano sedurre. Noi vogliamo lasciare il campo a questi seduttori, oppure, attraverso una sintesi tra entrambe queste modalità, dar vita a una scuola migliore e a una società migliore?

Potete ascoltare il podcast completo della terza puntata di Cara vecchia scuola a questo link.

Consigli di lettura di Riccardo Mazzeo:

Franzen, Jonathan. Le correzioni (Einaudi 2014)

Franzen, Jonathan. Purity (Einaudi 2017)

Lipovetsky, Gilles. Piacere e colpire. La società della seduzione (Cortina Raffaello 2019)

Recalcati, Massimo. L’ ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento (Einaudi 2014)

Weber, Max. Economia e società. Comunità (1922) (Donzelli 2016)

Wolton, Dominique. Vive l’incommunication. La victoire de l’Europe (Bourin 2020)

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