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Cultura pop a suon di musica

Uno dei fenomeni culturali più caratteristici dell’ultimo decennio è l’incredibile diffusione della cosiddetta cultura nerd, cioè l’insieme di quei prodotti come film fantasy, serie TV, cartoni animati, videogiochi, fumetti e giochi di ruolo un tempo considerati di nicchia. Il termine nerd, non a caso, era nato per indicare in modo dispregiativo gli individui appassionati a tal punto di questo universo da trascurare la vita sociale. Oggi invece, grazie a Youtube, ai social e più recentemente alle piattaforme di streaming, la cultura nerd è diventata a tutti gli effetti cultura pop, cioè consumata e condivisa dalle masse. La musica ci dà un’ulteriore testimonianza di questo processo, dato che sempre più artisti di giovane età, cresciuti con questi prodotti, hanno iniziato ad inserirli all’interno dei loro brani. A prima vista questo potrebbe sembrare solo una tecnica per accattivarsi il pubblico, ma siamo davvero sicuri che sia sempre così?

Il primo nome a cui pensiamo in questo caso è senza dubbio quello dei Pinguini Tattici Nucleari. La band bergamasca inserisce citazioni pop praticamente in ogni suo brano e addirittura, in alcuni casi, il riferimento contiene in sé l’intero senso della canzone. La storia infinita, ad esempio, racconta il ricordo di un’estate di gioventù, un’estate spensierata caratterizzata da primi amori, falò in riva al mare e corse con gli amici. Un momento pieno di gioia, di quelli che ci auguriamo non finiscano mai e che sembrava proprio «La Storia Infinita». La percezione della lunghezza estiva è qui indicata con il titolo del romanzo per ragazzi di Michael Ende, ma la citazione si riferisce più all’omonima trasposizione cinematografica del 1984, diventata effettivamente più celebre del testo originale e considerata un vero cult per tutti gli amanti del genere fantasy. Ogni momento felice, però, è destinato a terminare e solo dopo, tramite i ricordi, realizziamo nostalgicamente che «essere felici dura il tempo di un ballo fra Dustin e Nancy». Dustin e Nancy sono due personaggi di Stranger Things, una delle più famose serie Netflix, e il ballo citato si riferisce ad una scena della seconda stagione in cui il ragazzino è l’unico a non avere nessuna compagna per la festa scolastica di fine anno; Nancy, sorella maggiore di un altro dei protagonisti, gli concede allora un ballo in amicizia per non farlo sentire solo. Così come per Dustin quel ballo rappresenta solo una felicità momentanea (il giorno dopo lui tornerà ad una vita scolastica di emarginazione), allo stesso modo per noi l’estate passata rappresenta un piccolissimo momento gioioso in rapporto all’intera vita piena di difficoltà. I due riferimenti, inoltre, sono collegati perché proprio Dustin, durante la terza stagione della serie, ambientata negli anni ‘80, in un’iconica scena (omaggiata dai Pinguini nel videoclip del brano), canterà Never Ending Story, cioè il tema musicale principale del film!

Nancy e Dustin durante la scena del ballo in Stranger Things

Il genere in cui è più facile inserire citazioni pop è però, per la sua dinamicità, il rap. U2 è un brano street rap vecchia scuola, volutamente tamarro, in cui il rapper Ernia si autocelebra tramite rime taglienti affermando la propria superiorità sessuale e discografica rispetto ai colleghi. Ernia paragona se stesso e i suoi rivali a vari personaggi della realtà, della letteratura e anche della cultura pop. Dice «degli U2 sono Bono, giro insieme alla mia Minnie» e poco dopo si definisce Beep Beep (il roadrunner dei Looney Tunes, inseguito da Wile E. Coyote) per la velocità con cui attira ragazze. Minnie e Beep Beep sono personaggi animati noti a tutti, appartenenti rispettivamente alla Disney e alla Warner Bros, le più importanti major del settore e sono presenti nell’immaginario collettivo da praticamente un secolo (Minnie venne introdotta per la prima volta nel 1928 e Beep Beep nel 1949). Chiunque li avrà visti almeno una volta in televisione e ne avrà riconosciuto l’aspetto su vari oggetti di uso comune. È interessante, però, come Ernia passi con estrema naturalezza da riferimenti generici ad altri più specifici ricorrendo a Dragon Ball. Certo, anche questo è uno dei più famosi cartoni al mondo, il cui nome è noto anche a chi non è interessato all’animazione e non l’ha mai visto, ma il problema è cosa Ernia cita della serie: paragona la sua forza al Kaioken Triplo per poi dire «Siamo tutti bro, però confronto a me siete i fratelli scarsi come Radish». Il Kaioken triplo è una mossa utilizzata in battaglia in alcune occasioni dal protagonista Goku, mentre Radish è il fratello segreto di Goku stesso, un personaggio secondario che viene sconfitto nei primi episodi perché più debole: sono riferimenti molto precisi che soltanto chi ha davvero visto la serie può comprendere.

Radish, personaggio secondario di Dragon Ball citato da Ernia

La stessa tecnica è utilizzata, attingendo al mondo videoludico, da Caparezza in Abiura di me. La novità è che lui dichiara esplicitamente di appartenere al mondo nerd. Con la frase «Io non vengo dalla strada sono troppo nerd» critica quell’idea per cui un rapper debba per forza parlare della vita di strada per risultare credibile. Caparezza rivendica dunque la sua intima necessità di scrivere e il diritto di farlo secondo il linguaggio culturale che conosce meglio: «Mica scrivo musica giocando a Guitar Hero, questi argomenti mi fanno sentire vivo, in mezzo a troppi zombie di Resident Evil. Macchè divo, mi chiudo a riccio più di Sonic/ Mi metto a nudo io, non mi nascondo come Snake in Metal Gear Solid». Perfezionando scrupolosamente le sue rime potrà artisticamente avanzare sempre più «al livello successivo», proprio come se fosse in un vero videogioco.

Leon Scott e Claire Redfield, protagonisti del secondo capitolo della saga videoludica Resident Evil

Ci sono, infine, casi in cui l’intero brano cita un prodotto pop, ad esempio La locura (Mai dire mai) di Willie Peyote e Casa di carta di Mameli. Nel primo il rapper riprende già dal titolo la nota serie italiana Boris, che interpreta umoristicamente i vari problemi del Belpaese, come favoritismo politico e resistenza al cambiamento, filtrandoli attraverso il mondo delle produzioni televisive generaliste. Il titolo del brano in particolare si riferisce ad un discorso pronunciato dal personaggio dello sceneggiatore nella terza stagione della serie. La locura (in spagnolo una «follia») indica un qualcosa di vecchio che tenta di mostrarsi come originale, anche se in realtà è uguale a se stesso. A prima vista, il discorso vuol sottolineare come le fiction della TV generalista siano sempre uguali e come, pur di incuriosire il pubblico, cerchino di mostrarsi come innovative tramite soluzioni di trama e regia ai limiti dell’assurdo. Più in generale, il tutto si riferisce all’atteggiamento pigro e conservatore degli italiani che pretendono cambiamenti ma alla fine, privi di coraggio, si limitano ad accettare contentini. «Questo è l’Italia del futuro, un paese di musichette mentre fuori c’è la morte» (lo spettatore medio si accontenta di gossip e programmi stupidi mentre il Paese è dilaniato dai problemi) afferma il personaggio, ed è proprio con questa citazione che inizia la canzone di Willie Peyote. Il rapper quindi riprende lo scopo e l’impostazione di Boris, cioè criticare questo modo di fare tramite un ambiente artistico che, se nella serie è la televisione, qui è il mondo musicale. Eccolo quindi affermare «lo chiami futuro ma è solo progresso/ sembra il Medioevo più smart e più fashion» o ancora «’Sta roba che 5 anni fa era già vecchia ora sembra avanguardia e la chiamano It-pop, le major ti fanno un contratto se azzecchi il balletto e fai boom su Tik-tok/ Siamo giovani affamati siamo schiavi dell’hype, non si vendono più dischi tanto c’è Spotify».

Il protagonista Renè Ferretti con il pesce rosso Boris, simbolo della serie a cui dà il nome

Nel secondo caso, il cantautore indie Mameli gioca con la celebre serie spagnola per tutta la durata del brano citandola in modo implicito. Racconta la fragile relazione amorosa con la sua amata, una relazione dall’«equilibrio instabile, nella mia casa di carta/ma che non cade giù». Qui la casa di carta indica il rapporto tra i due, precario perché «di carta», cioè debole, ma che nonostante gli alti e bassi continua a mantenersi vivo. Il cantautore è consapevole della disparità di sentimento tra lui e la ragazza, ma il suo amore è ancora forte, gli provoca il desiderio di compiere follie («e passerà questa voglia un po’ stupida di rubare una macchina e non tornare più») e lo spinge a non allontanarsene del tutto pur di continuare ad essere felice. «Indossiamo una maschera, non pensarci più» esclama Mameli invitando la compagna a non pensare più ai problemi, a lasciarsi andare anche se ciò comporta il rischio di vivere nella falsità, dietro una maschera. Chi avrà visto La casa di carta, ascoltando le varie strofe, non potrà non pensare alla tormentata storia d’amore tra i due personaggi Rio e Tokyo. Anche lì il ragazzo, cioè Rio, è follemente innamorato, mentre i sentimenti della controparte femminile Tokyo sono più deboli, eppure i due, pur di dare ancora sfogo alla passione, tra mille difficoltà, proveranno a non separarsi nel corso degli episodi. Inoltre, la maschera indossata metaforicamente dal cantautore e dalla sua amata corrisponde a quella con le fattezze di Salvador Dalì indossata realmente da Tokyo, Rio e gli altri personaggi durante la rapina (situazione che appunto impedirà alla coppia di pensare ai loro problemi). La storia cantata nel brano di Mameli è quindi quella di un amore fragile non solo come una generica casa fatta di carta, ma anche come quella tra Rio e Tokyo nella omonima serie.

Rio e Tokyo de La casa di carta

Cosa possiamo trarre da questa carrellata di esempi? La cultura pop impreziosisce la musica. Alcuni di questi artisti hanno creato all’interno del singolo brano un contesto culturale da cui poi “prelevare”, di volta in volta, in base al concetto da esprimere, un prodotto pop piuttosto che l’altro (i Pinguini Tattici, Ernia e Caparezza), mentre altri hanno individuato un prodotto a priori e lo hanno usato come termine di paragone per il messaggio da comunicare (Willie Peyote e Mameli). Il ricorso alla cultura pop li ha costretti a modificare la struttura dei loro pezzi o a scegliere accuratamente le parole per creare paragoni efficaci. Insomma, il confronto con la cultura pop è per gli artisti musicali un modo per affinare la propria arte e per rendere più originali i loro testi.

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