Una misteriosa sparizione a Trento ~ quarta parte

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Parte 4

“Per quale ragione un professore dovrebbe far sparire un suo studente? Questo è quello che non mi torna, in tutta questa storia!” borbottò Mika, mangiando un kebab seduta sulla solita panchina in Piazza Dante con Lawlet.
“Te l’ho già detto, non credo sia lui il colpevole, anche se ciò che ha detto Stefano era un po’ ambiguo. Ma, sicuramente, lui che è stato l’ultimo a vederlo, dato che a quanto pare Stefano se ne è andato prima con Gianfranco – che, a proposito, ha confermato la sua versione dei fatti? – può darci delle informazioni a riguardo” rispose il leader, bevendo dalla lattina di Lemonsoda.
“Come puoi immaginare, ho parlato con Gianfranco che ha confermato di essere sempre stato con Stefano, ma, aspetta un attimo…” si fermò Mika, dando un altro morso al suo kebab, “ricostruiamo la scena: il professore finisce la lezione, tutti si alzano per uscire e restano dentro solo Mattia, Gianfranco e Stefano. La vittima si attarda per cercare la penna e in quel momento entra il prof. Reatti per parlare con Mattia. A quel punto, gli altri due escono e resta solo il prof, che è l’ultima persona che ha effettivamente visto la vittima… sarebbe logico sospettare di lui a questo punto, giusto?”
“In effetti sì e tutto torna, dal momento che gli altri compagni di corso di Mattia non hanno visto il professore, ma hanno notato il fatto che si fosse attardato per la penna, mentre Stefano e Gianluca hanno visto il loro incontro e, infatti, quando abbiamo parlato con Stefano non ha citato l’altro fatto.”
“Bene, quindi il sospettato è il professore” concluse Mika, bevendo un sorso d’acqua “Però, dalle indagini di Ris, è risultato pulito.”
“In ogni caso, ora dobbiamo sentirlo” tagliò corto Lawlet, buttando la lattina ormai vuota.


Si avviarono dunque nuovamente in ateneo verso il luogo prefissato per il colloquio con il professore, che aveva appena terminato una lezione di Introduzione all’economia per le matricole di Trento. Avevano deciso, per avere un po’ di privacy, di trovarsi in una delle aule vicine e, quando i due investigatori arrivarono sul posto, il professor Reatti era già lì ad attenderli: un uomo sui sessant’anni dall’aria distinta e gentile, dai capelli brizzolati e gli occhi castano scuro.
“Buongiorno, Lei è il prof. Reatti, giusto?” chiese Mika, facendogli un cenno di saluto.
“Certo, immagino che voi siate i due detective della UniCrime” disse, ricevendo un cenno d’assenso da parte dei due, e continuò: “Ebbene, per quale ragione mi avete chiesto un colloquio?” domandò molto sereno. Non era esattamente quello l’atteggiamento di un colpevole.
“Vorremmo chiedere qualche informazione sulla sparizione di Mattia Cavarretta: ci è giunta voce che Lei quel giorno intorno alle dieci e mezza gli abbia parlato dopo aver concluso la lezione, quindi ci piacerebbe sapere come sono andate le cose” disse Lawlet.
“Sì, ricordo quel momento! Avevo appena terminato e stavo per uscire dalla sede, ma poi sono stato fermato dal signor Cavarretta, perché voleva chiedermi un parere per il lavoro di gruppo, allora siamo momentaneamente rientrati in aula – dove aveva lasciato il suo computer – e lì mi aveva chiesto qualcosa riguardo un modello economico: purtroppo di questi tempi è difficile avere un colloquio con un professore con il virus che circola, per cui è stato un bel momento.”
“E poi cosa è successo?”
“Niente, una volta terminato sono uscito subito… ci ho messo quasi cinque minuti, ma poi sono uscito appena ho potuto, mentre lui è rimasto dentro in aula, anche perché doveva parlare con un’altra ragazza che era lì.”
“Un momento, una ragazza dice? Non c’erano due compagni di corso e basta?” chiese Lawlet.
“Beh c’erano anche loro, ma in un angolo anche una ragazza… ora non ricordo bene chi fosse, ma aveva molti piercing, vestita di nero… e, beh, penso abbiate capito il ‘tipo’ di ragazza.”
“Non abbiamo visto niente di tutto ciò però dalle telecamere d’istituto.”
“Forse era un punto cieco… l’ho notata perché se ne stava lì ferma e sembrava stesse aspettando qualcuno. L’ho vista che salutava uno dei due ragazzi che se ne è andato, ma se ne stava lì, quindi presumevo aspettasse Mattia… poi ho saputo della sua sparizione.”
Lawlet e Mika si scambiarono uno sguardo. Poi lei prese il cellulare e disse: “Scusate, vado a fare una chiamata.”
“D’accordo, ci è stato molto utile professor Reatti… vorrei però sapere qualcosa in più sul lavoro di gruppo di Mattia: abbiamo saputo che c’è stato qualche screzio per la consegna di quell’elaborato.”
“Ah certo, dal suo compagno Stefano immagino… in effetti, hanno ricevuto il voto più basso nel lavoro di gruppo, perché continuavano ad accusarsi l’un l’altro di aver usato una delle fonti che avevo richiesto non venisse consultata, quindi per dargli una lezione ho dovuto agire così, anche se, in tutta onestà, penso fosse colpa di Stefano: c’è qualcosa di molto strano in quel ragazzo, ma chissà, forse è un’impressione mia” sorrise, “Ad ogni modo, resto a vostra disposizione per qualunque cosa, non ho nulla da nascondere: so che potrei sembrare sospetto perché sono l’unico che ha visto la vittima, ma se controllate bene, vi accorgerete che non era così.”
“Se sa che siamo così sospettosi immagino che abbia capito che non ci fermeremo a queste parole.”
“Naturalmente, ed è giusto che sia così… D’altronde, so cosa significhi indagare su un caso, mio fratello è un poliziotto, ma ciò che vi posso garantire è che non sono stato io – se volete vi posso fornire diversi testimoni – e che probabilmente non c’è niente di misterioso in questa sparizione” disse con aria enigmatica.
Lawlet stava per chiedergli delle precisazioni in merito, ma proprio in quel momento tornò Mika: “La ringraziamo professore per il suo tempo, ora però abbiamo una faccenda di cui occuparci….” disse rivolgendogli un sorriso, mentre, con lo sguardo, sembrava comunicare al collega che ci fossero delle novità succose sul caso. Il professore parve comprendere, tanto che commentò: “Certo che avete intesa voi due… in ogni caso, si è fatto tardi anche per me, spero di esservi stato d’aiuto.”
“Ma certo!” disse Mika con il suo caratteristico entusiasmo, “Parlo a nome di tutta la squadra quando dico che è stato fondamentale per noi il Suo aiuto.”
“Va bene, buon lavoro e buona giornata.”
“Arrivederci!” salutarono all’unisono i due investigatori.


Poi, come se fosse una questione di vita o di morte, Mika prese Lawlet per una manica e iniziò a trascinarlo fuori velocemente. Il diretto interessato non parve gradire molto la cosa: “Aspetta, che stai facendo, Mika? Mi vuoi dire che è successo?” disse, liberandosi dalla sua presa, ma mantenendo il passo veloce per non restare indietro.
“Quando ho chiamato per chiedere informazioni su questa misteriosa ragazza, Ris mi ha detto che ha fatto una scoperta molto interessante e che a quanto pare non era il professore l’ultimo che aveva visto Mattia.”
“Ma aveva detto che non aveva visto questa ragazza.”
“Non è sceso nei dettagli, ma ha detto di trovarci al solito posto per discuterne, quindi sbrigati!”
“D’accordo, ma lasciami respirare un attimo!” sbuffò Lawlet.


In poco tempo raggiunsero il loro posto segreto: si trovava vicino al quartiere della Albere, nella zona in cui era stata dimessa l’ex fabbrica ivi locata e di cui nessuno pareva più conoscere l’esistenza, nemmeno lo stesso Renzo Piano. L’aveva trovato Ris quel posto, un tugurio scuro sottoterra, in cui però erano sicuri che nessuno avrebbe potuto disturbarli e a cui nessuno aveva accesso tranne loro.
Una volta entrati, trovarono la collega già lì che li stava aspettando: la ragazza, dai lunghi capelli castani con un vivace shatush azzurro, se ne stava seduta su una sedia impegnata ad armeggiare con un computer, mentre le esili dita si muovevano veloci sulla tastiera.
“Ce ne avete messo di tempo” commentò senza distogliere lo sguardo dallo schermo.
“Sei tu che ci hai fatto correre qui!” fece notare Mika.
“Avanti, concentrati…” riprese fiato Lawlet, affaticato dalla corsa “E dicci le novità.”
“Subito” rispose, posando finalmente gli occhi sui suoi compagni investigatori, “Allora, ricordate che vi avevo detto che il professore era l’unico che avevo visto al di fuori di Stefano e il suo amico? Ebbene, ho notato che c’era qualcosa di strano, perché sembrava che le registrazioni fossero state modificate, il che mi ha reso impossibile vedere il video originale, ma…” disse, mostrando il video che aveva nel PC, “Le modifiche sono state un po’ frettolose e quindi ecco qua un piccolo dettaglio che è sfuggito alla nostra ragazza misteriosa” disse e, mentre spiegava, fermò il video nel millesimo di secondo in cui si vedeva Mattia parlare apparentemente con il nulla e una mano che appoggiava inequivocabilmente la penna a forma di cactus ritrovata poi da Lawlet.
“Quindi chiunque abbia messo quella penna è l’ultima persona che ha visto Mattia e l’ha lasciata in quel posto… non abbiamo altro?” chiese Mika.
“Purtroppo no” rispose Ris, “Questo è tutto ciò che sono riuscita a trovare… Mi dispiace, forse non è sufficiente.”
“Invece è più che sufficiente!” ribattè Lawlet “Perchè questo significa che qualcuno non è stato così onesto con noi e quel qualcuno è…”
“…Stefano” concluse Mika.

Anna Martinato

"I Wandered Lonely as a Cloud"

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