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Ad un passo dai nostri occhi

Trento è una terra ricca di leggende, le origini di ciò che la circonda si confondono. Come le montagne che spezzano la catena dell’orizzonte unendo terra e cielo, nuvole e neve; spesso nei racconti la magia si fonde alla realtà per dar un senso alla bellezza che circonda questa città.

Ogni bellezza merita di essere narrata. Quella di oggi ancor di più, perché è l’inizio di un’avventura.

Questa storia comincia appena al di là di Piazza Duomo, a due passi dai nostri occhi. Spero vogliate perdervi con me, verso ovest.

Questa è l’unica via che conduce alle porte del silenzio, oltre le quali solo gli occhi possono narrare. Ma mentre bussiamo in punta di piedi e attendiamo che ci aprano,  vi sussurrerò le poche cose che ci è dato capire sulle origini; tutto il resto sarà solo da vivere.

Il regno di cui sto narrando ha un nome: la Rete di Riserve Bondone. La nascita si colloca in tempi lontani, correva l’anno 2008.

Inaspettatamente giovane, direi, il progetto, quanto voi mi viene spontaneo esclamare all’apertura dell’intervista Zoom, trovandomi di fronte il “vertice” della Rete di Riserve: Andrea, che sembrerebbe sulla trentina.

“A vedere voi mi sento vecchio” scherza, alludendo anche all’altra interlocutrice: Beatrice, studentessa di Trento e parte responsabile della comunicazione per la Rete di Riserve Bondone, l’ideatrice di questa collaborazione con il giornale.

Allora, Andrea, quando parliamo di Rete di Riserve Bondone di cosa e di chi parliamo? Non penso ci siate solo tu e Beatrice…

Andrea ride, giustamente, è probabile che stia ripensando a tutta la gente che finora ha incontrato e con cui ha collaborato: “Diciamo che dentro questo progetto ci sta tutta Trento” scherza.

Infatti la Rete nasce proprio a Trento, ma in pochi anni si allarga assorbendo una moltitudine di paesi e valli limitrofe alla città. “Siamo  frutto di una collaborazione stretta fra provincia, comuni, e soprattutto enti locali” . Sono spesso questi ultimi, infatti, ad occuparsi direttamente del territorio.

“Ma quindi esattamente stiamo parlando di..?

“Prima di tutto stiamo parlando di territorio. Un’ampia aria geografica attorno a Trento che comprende di tutto: dai boschi ai laghi, passando per verdi prati ricchi di malghe e rifugi, il tutto circondato dalle nostre montagne. Ma soprattutto parliamo di una collaborazione che, in questi luoghi, insegue due scopi: il primo è la tutela della biodiversità“.

“Per gente come me” dice Andrea, laureato in scienze forestali, “il Trentino è un po’ un sancta sanctorum per la ricchezza e varietà del territorio. Spesso gli occhi son puntati alle più turistiche Dolomiti, ma la gente neanche immagina la bellezza e l’unicità anche solo delle zone appena fuori dalla città di Trento”. Infatti la Rete di Riserve Bondone prima di tutto si occupa della salvaguardia di un territorio vastissimo, una vera enciclopedia di specie viventi e piccoli delicati ecosistemi di una bellezza unica – e il problema è che stiamo parlando di paesaggi pochi conosciuti-.

Infatti il secondo scopo è rendere consapevoli le persone. La comunicazione è essenziale, intesa come sinonimo di sensibilizzazione: rendere coscienti di quanto importante sia la tutela attiva di queste terre, senza dimenticarne la varietà e soprattutto la bellezza; quella unica, semplice e profonda che solo la natura può rappresentare.

“E tutto ciò poi come si realizza nel concreto?

“Tralasciando la parte più burocratica e noiosa del mio lavoro” – e, per un attimo, intravedo i suoi  occhi sprofondare sotto il peso delle scartoffie – “nel pratico, la parte divertente del mio lavoro e dell’operato della Rete di Riserve consiste in azioni mirate e specifiche nel territorio“.

A volte un bosco va ripulito da alcuni specie vegetali non propriamente autoctone e rischiose per l’equilibrio oppure è necessario risanare alcuni laghetti e stagni essenziali per il reinserimento di specie anfibie fondamentali.

“Il problema sta poi nello spiegare alla gente perché a volte bisogna tagliare degli alberi per il bene di un bosco”. Mi spiega che a volte basta anche un cartello, una didascalia, che spieghi semplicemente quello che sta avvenendo nello specifico: “Ci siamo resi conto che la gente è interessata, vuole capire, ma soprattutto vuole sentirsi partecipe dei territori in cui vive. Spesso mancano solo i canali per farlo”.

“È forse questo il senso della collaborazione con il nostro giornale?”

“Vogliamo solo che tanta bellezza sia conosciuta”. Gli studenti universitari sono una parte importante della comunità di Trento, e probabilmente una di quelle che più necessita di luoghi in cui ricercare pace, smorzare l’affanno degli esami, uscire dagli appartamenti resi più piccoli dal caldo e respirare spazi aperti.

Tutto questo non è distante, è raggiungibile facilmente in alcuni minuti di autobus, o addirittura a piedi.

Ecco perché il nostro giornale verrà accompagnato da Beatrice lungo questi luoghi nutriti di silenzio e semplicità. Tracceremo una mappa, pubblicata a tappe settimanalmente, utile a tutti i ragazzi che, fra un impegno e l’altro, tengono l’occhio sempre rivolto verso l’orizzonte per ricercare le montagne, scovare un po’ di verde, rubare al cielo un po’ di ossigeno e ricaricare le batterie.

Non perdiamo altro tempo, la nostra prima tappa sarà a Terlago, nel Comune di Vallelaghi. Vi aspettiamo!

Biagio Cerantola

Quando il "meno-peggio" diventa l'abitudine, il giornalismo diventa un vizio

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