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Scuola e politica nel Comune di Trento

Intervista ad Elisabetta Bozzarelli

Per la rubrica “Cara, vecchia scuola”, del collettivo Un’Altra Scuola

Nella consueta sospensione del tempo di cui ogni studente in sessione fa esperienza, nel passaggio tra maggio e giugno – che quest’anno per la verità è sembrato più un salto da novembre ad agosto inoltrato – la maggior parte di voi pur fedeli lettori non si sarà forse resa conto del fatto che la rubrica “Cara, vecchia scuola” ha mancato un appuntamento. Ma finalmente, tra vari ostacoli e imprevisti e con la giusta dose di suspense, siamo giunti all’ultima intervista dell’anno. 

Questa puntata conclusiva dà finalmente voce all’onnipresente, e da tutti invocata, politica. Ho infatti avuto il piacere di avere come ospite Elisabetta Bozzarelli, Assessora del Comune di Trento con delega in materia di politiche giovanili, formazione, istruzione, cultura, biblioteche e turismo. Lasciandovi senza ulteriori indugi a questo prezioso dialogo su scuola e politica, che potete anche ascoltare sotto forma di podcast al link che trovate in coda all’articolo, vi auguro un’estate fruttuosa, serena e vaccinata. E non dimenticate, per chi ancora non l’avesse fatto, di venire a conoscere l’associazione Un’Altra Scuola su tutti i nostri social.

Partiamo dalla nostra ormai consueta domanda di apertura: perché è così difficile realizzare una riforma strutturale della scuola italiana? Quali sono i principali attori in conflitto tra i quali la politica deve mediare, che rendono così lenti i processi di riforma? 

Il problema è che bisogna guardare alla scuola come al futuro di un Paese, come hanno detto di recente il presidente Mattarella e Mario Draghi. Se le giovani generazioni ricevono una formazione che le mette in grado di prendere in mano la propria vita, allora noi, sia come Paese che come parte di un più ampio livello europeo, possiamo dire di avere una prospettiva. 

Il covid ha dato un’accelerazione alla necessità di cambiamento dell’ecosistema scolastico, in cui tanto i docenti e i dirigenti quanto la comunità degli studenti e delle loro famiglie devono diventare protagonisti di un sistema che, nel suo complesso, vuole riformarsi. Sono dinamiche che richiedono lunghi tempi di maturazione, ma forse proprio il covid, quale potente acceleratore di cambiamenti sociali ed economici, aiuterà a compiere quel passo che finora non è ancora stato fatto.

Quali sono le responsabilità (e le possibilità) del Comune nell’ambito dell’istruzione?

La competenza primaria in materia d’istruzione è affidata alla Provincia autonoma. L’amministrazione comunale ha competenza invece sull’asilo nido, sicuramente uno strumento formidabile per la conciliazione di vita privata e lavorativa per le famiglie, ma soprattutto un primo stadio fondamentale per l’educazione e l’istruzione dei bambini, un modo per contrastare l’insorgere di povertà educative. Nei nostri nidi, che vantano un servizio di qualità eccellente, sia quelli gestiti in via diretta dal Comune che quelli affidati, i bambini e le bambine entrano per la prima volta in contatto in una relazione tra pari che è a fondamento del primo apprendimento

Il Comune segue però anche tutto il mondo della scuola, da quella dell’infanzia alle superiori fino all’università, per creare una rete di relazioni e opportunità in quella che crediamo essere un’alleanza educativa forte tra istituzioni scolastiche e territorio. Su questo versante il Comune è molto presente, con diverse progettualità che vi invito a scoprire sul sito www.trentogiovani.it

Quali aspetti della gestione del sistema scolastico potrebbero funzionare meglio se gestiti a livello locale (almeno provinciale, come nel caso del Trentino) e quali invece sono aspetti inevitabilmente di livello centrale?

Come ho detto, la competenza su scuola e università è principalmente della Provincia, che grazie al suo status autonomo determina concretamente le modalità organizzative, i curricola, le progettualità. Negli anni sono state fatte innovazioni importanti nel nostro territorio, per esempio nella valorizzazione delle competenze rispetto alle conoscenze. Credo che la qualità dell’istruzione in Trentino sia davvero elevata; pian piano bisognerà arrivare ad una corresponsione delle risorse umane che quotidianamente sono accanto ai nostri ragazzi, e che sono i veri protagonisti della loro educazione

Non è la prima volta che, nel corso di queste interviste, emerge il tema dell’autonomia del Trentino come di qualcosa di tutto sommato positivo, per quanto riguarda le possibilità di gestione della scuola; sarebbe interessante pensare di estenderla anche ad altre regioni e province.

Certo: questo è un dibattito aperto a livello nazionale. Tuttavia, la libertà che l’autonomia garantisce comporta anche una grande responsabilità, e per questo serve una classe dirigente – non solo la classe politica, ma l’intera comunità educante che costituisce l’ecosistema scolastico – pronta ad assumersela.

Per concludere questa intervista, e in realtà anche questa rubrica, con uno spunto di riflessione il più possibile concreto, la mia ultima domanda è: quali sono i modi migliori per noi comuni cittadini, e in particolare noi giovani, per fare “attivismo” per la scuola, tenere vivo il dibattito, dare il nostro contributo in modo da far convergere l’attenzione della politica su scelte e investimenti di lungo periodo per la scuola?

Anche essere qui oggi insieme a voi, in questa rubrica, è uno dei modi per tenere alta l’attenzione, interrogarsi e approfondire la complessità della questione, e quindi per essere cittadini attivi, che s’informano, dibattono e cercano il dialogo con le istituzioni. Ci sono varie formule e forme consolidate per questo dialogo: la Consulta degli Studenti, sia provinciale che comunale, è uno degli organismi che permettono non la partecipazione diretta a progettualità concrete che vadano a beneficio di tutti, per essere coprotagonisti delle scelte politiche e della loro attuazione.

Perciò continuate a dibattere e a cercare il dialogo: quando c’è questa volontà da parte del cittadino, singolo e associato, le istituzioni devono sempre essere aperte, perché essa è un bene prezioso. E anche questo costituisce il nostro essere autonomi.

Spero allora di aver fatto scoprire alle nostre lettrici e ai nostri lettori un’ulteriore possibilità per comunicare con le istituzioni e anche per far sentire la nostra voce: sono convinta che il contesto universitario abbia molto da dire e molto da dare, nell’ambito dell’istruzione e dell’educazione, anche qui a Trento.

Potete trovare il podcast completo dell’intervista sulle pagine social di Un’Altra Scuola, oppure sul canale Spotify o nell’archivio di Sanbaradio.

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