Cala la notte

“Chi è Mario? Perché lo chiamate Mattia?” questo era un dilemma alle prime riunioni. l’UniversiMario. Questo è il mio primo ricordo dei cartacei del giornale, e oggi che cala la notte su questa fantastica esperienza non potevo non ricordare. Cala la notte sulla paura di non essere abbastanza, non nasci imparato/a, ma se neanche ci provi non lo potrai mai sapere. Cala la notte sulle notti insonni, quante a pensare “domani ne esco, mi devo concentrare sullo studio”, ma poi è finita che lo studio è diventato un passatempo. Cala la notte su quel primo articolo “Il buio oltre la siepe”, un capolavoro – il libro dico, non l’articolo – che credo non mi stancherò mai di leggere. Cala la notte su quelle riunioni a tre, nonostante fossimo così pochi quella stanza non sembrava vuota, sapevamo che dovevamo crescere ma al contempo sapevamo di essere abbastanza. Il detto dice “pochi ma buoni” e se sono qui a scrivere questo articolo penso che buoni lo siamo stati. Cala la notte sull’atrio occupato a Sociologia, le prime “polemicucce” ricevute. Non sempre il tuo lavoro verrà capito, non importa, nella misura in cui lo avrai fatto per raccontare il fatto anziché la tua verità. Cala la notte sui banchetti e sugli aperitivi, esperienze che spero si possano tornare a fare. Cala la notte sulle incertezze dovute alla pandemia, se saremmo durati o meno; ora vi posso dire che mai abbiamo lavorato tanto come in lockdown.

Cala la notte ma non sono triste. l’Universitario è stato il porto più sicuro da dove prendere la nave per altre mete, è giusto salpare e dare ad altri/e l’opportunità di esplorare quel porto. Cala la notte ma non potrei essere più serena, come diceva il nostro ex Rettore, Paolo Collini: “Nessuna buona cosa dura per sempre e se dura per sempre allora non è buona” e in fondo è vero. Mi volto un’ultima volta per guardare chi è arrivato da poco e vedo me, noi sei. Vedo le notti in bianco, gli aperitivi e tante risate. Ci saranno anche un sacco di imprevisti e frustrazioni che alla fine non ricorderanno, tuttavia fanno parte della crescita.

Ora per un momento voglio immaginare che non ci sia stato il virus, il Covid-19. Noi del vecchio direttivo sicuramente avremmo fatto un’ultima riunione in quel minuscolo ufficio a Economia, avremmo ricordato i vecchi momenti, poi al calar della notte avremmo chiuso per un’ultima volta quella porta dietro di noi. Infine senza neanche pensarci avremmo passato un’ultima notte trentina in serenità, consapevoli del fatto che Trento brulicava ancora di pinguini.

Cala la notte ma tutto resta.

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