Ebbene, cos’è la Filosofia?

[…] lo comprenderà solo colui che già a sua
volta abbia pensato i pensieri ivi espressi – o, almeno, pensieri simili.

Ludwig Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus, Einaudi, Torino 1989, p. 4.

Si era appena conclusa la lezione di storia della filosofia, e come al solito ci si ritrovava di fronte all’entrata del dipartimento a dialogare durante il quarto d’ora accademico, in attesa che iniziasse la lezione successiva.

A mio parere Hegel è un po’ l’emblema di un filosofo, che però non è un filosofo, per la mia accezione di filosofia, ossia non ritengo che Hegel faccia un uso particolare dell’argomentazione. La fa, ma sempre all’interno di una chiave specifica di lettura della realtà, già Spinoza utilizza di più la logica e l’argomentazione. A tuo parere, Hegel è più un filosofo o un opinionista?

Bah, per me è un filosofo filosofissimo, ma appunto: secondo una mia concezione di filosofia.

Ma allora cosa distingue un filosofo da un qualunque opinionista? A mio parere, è l’uso rigoroso dell’argomentazione e il tentativo di esplicitare e argomentare al meglio i propri presupposti anche per sottoporli a una possibilità di critica, correggimi se sbaglio. Una teoria è tale se è falsificabile, altrimenti è un dogma.

Ok. Non mi convince molto la tua definizione perché la trovo un po’ troppo formale, strutturale… cioè se uno mi chiedesse di scrivere un testo argomentativo in modo molto rigoroso, ne uscirebbe un testo filosofico? Io non credo.

No, io voglio dire che la filosofia è una continua domanda che chiede ragione delle conclusioni della risposta, un’indagine critica, aporetica che mai stanca, perché mai si accontenta delle chiavi di interpretazione già date. E secondo me un filosofo che pretenda di dare una chiave di lettura globale della realtà è un dogmatico dei più raffinati.

Capisco, ma non condivido quello che dici. Tenterò di spiegarti la mia concezione di filosofia invece, ammetto che sarà cosa difficile ma ci proverò ugualmente. Metto le mani avanti dicendo che non sarà una definizione del tutto esaustiva.

Tempo fa lessi un racconto di Isaac Singer, s’intitola Lo Spinoza di Via del Mercato.[1] In quel racconto, il protagonista ha fatto propria la filosofia di Spinoza, tanto da atteggiarsi come se egli stesso fosse Spinoza. Questo perché condivideva quanto Spinoza abbia scritto nell’Ethica e negli altri suoi libri, e “metteva in pratica” la sua filosofia. Per me filosofia è il modo di pensare che caratterizza una persona. Tutti noi abbiamo un modo di pensare, tutti noi abbiamo una filosofia; è solo che quando si studia filosofia, ad esempio il corso che abbiamo appena seguito, ci si dimena tra le filosofie più complesse, proprio per imparare a muoversi dentro e tra sistemi concettuali di differente natura. Un filosofo fa un ragionamento complesso e articolato, mentre un opinionista no.

Quindi tu ritieni che tutti i modi di pensare siano filosofia?

Io penso che siamo tutti filosofi e tutti opinionisti. Tutti abbiamo una forma mentis e tutti abbiamo un’opinione su qualcosa, o almeno si spera…

Mi sembra solo una differenza di grado però…

No, attenzione: la differenza di grado esiste fra la mia e la tua filosofia in base a quanto “profonde” possano essere, ma io ho una mia filosofia e una mia opinione, che magari possono essere collegate. Io posso avere una mia opinione su un evento politico, ma non necessariamente esso dev’essere collegato alla mia “filosofia politica”.

Io penso questo: i primi filosofi parlavano tutti dell’Essere, ma questo perché vivevano in un contesto storico che li ha portati a domandarsi “chi siamo?”, “cosa facciamo?”, “perché siamo qua?”, … e da queste domande è nata principalmente la domanda sull’Essere; e solo successivamente le domande sull’Etica, sul Politico, etc. Se uno mi chiede “dove siamo?”, come minimo siamo all’interno dell’Essere! E da lì è nata la filosofia.

Allora, io non voglio confutare la tua posizione, ma nelle mie preoccupazioni da filosofo, sai, rientra anche la definizione di uno statuto epistemologico della filosofia, o per lo meno gnoseologico (siccome l’epistemologia nell’accezione comune rimanda al concetto di scienza). Io non ritengo che la filosofia sia una scienza, cioè, che possa fungere da strumento fondazionale della scienza sì (questo lo avevano capito sia i neopositivisti, sia Cassirer), ma dobbiamo saper definire lo statuto della filosofia rispetto agli altri saperi…

Tu definisci la filosofia come l’esplicitazione rigorosa di un ragionamento: sì e no, perché ognuno parte sempre da dei preconcetti… Io ho notato che in tutte le filosofie succede che si assumono per veri certi valori di principio (che possono essere ad esempio Deus sive Natura o le stesse idee platoniche) e poi da queste assunzioni iniziali si prosegue per conseguenza logica. Anche Heidegger, che secondo me è il filosofo in cui è più difficile trovare regole di inferenza, in realtà anch’egli segue una certa logica: ovviamente non si tratta di un’implicazione standard per cui da A segue B, B implica C e così via… In un’ottica esistenzialista, tantissimi sono i presupposti che vengono a mescolarsi con quanto si è già detto in precedenza nella trattazione filosofica. La cura. Ad esempio, la cura viene introdotta in Essere e Tempo relativamente tardi, eppure è uno dei concetti basilari per l’indagine esistenzialista.

Chiaramente ognuno ha dei principi guida, ma sono dell’idea che è importante esserne consapevoli ogni volta che si affronta un argomento piuttosto che esplicitarli e dedurne un sistema. Secondo me la filosofia consiste anche nella problematizzazione di questi preconcetti e nella consapevolezza della loro variabilità.

Secondo me perché sei un materialista, o comunque il tuo pensiero risente di una mentalità fortemente positivista. Ma sappi che possono benissimo esistere filosofi che non siano degli epistemologi. Secondo me sbagli a trattare la filosofia così come se fosse una scienza…

Io penso che la filosofia e la matematica siano ciò da cui tutto è partito. Almeno, in Occidente è così. E io rivendico questa differenza tra filosofia orientale e occidentale.

Ti fermo un attimo. Ok, io in realtà non ne sarei troppo sicuro perché credo che prima della filosofia e della matematica ci fosse altro e che già gli antichi avessero cominciato a coltivare altri saperi. Inoltre, secondo determinati studi[2] sembra che filosofia occidentale e orientale abbiano avuto la stessa origine e che poi sviluppandosi in luoghi sempre più diversi e distanti abbiano intrapreso strade altrettanto divergenti. Una volta ho cercato di spiegare cosa fosse la filosofia occidentale a un amico indiano ed era veramente difficile, perché non capiva il senso di farsi una domanda sull’Essere. L’etica la capiva, credo perché col fatto che le religioni sono in tutto il mondo, anche l’etica è dappertutto.

Eheh, mi sa che hai ragione!

Sicuramente le due filosofie hanno impostazioni diverse, ma ti faccio un esempio. Immaginati di poter chiedere a Parmenide “che impostazione ha la tua filosofia?”, questa domanda gli apparirebbe senza senso: che impostazione vuoi che abbia, era il primo filosofo… Ok scusa, ti lascio continuare con il tuo argomento.

Si, cosa stavo dicendo? Ah si! Alla luce anche delle evoluzioni che ci sono state, nei vari ambiti del sapere umano, che sono molto articolati, adesso ritengo ci sia la necessità di una effettiva affermazione ontologica (se vuoi, è un ragionamento pragmatista il mio) con la quale la filosofia venga ridefinita in funzione di ciò che può ancora dare allo scibile umano, ossia uno strumento di analisi critica che si avvale dell’argomentazione, attraverso cui è possibile indagare tutti gli aspetti dello scibile umano, proprio in virtù di questa sua universalità.

Guarda, spesso si definisce la filosofia come “essere amico del sapere”, ma perché? Un fisico non è amico del sapere scientifico? A mio parere, il filosofo è amico del sapere, ma di un sapere al di là dei saperi “istituzionalizzati” o che abbiamo già. Mi spiego: il termine filosofia venne marchiato in epoca greca, quando ancora la fisica moderna non esisteva, la “fisica” si chiamava “filosofia naturale”, cioè, voglio dire, è un sapere che funge da confine degli altri saperi. E spesso, è grazie alla filosofia che nascono gli altri saperi, quando essa si interessa a qualche aspetto particolare del suo ampio dominio.

Molto russelliana la tua visione di una filosofia che fa nascere altri saperi. Però anche Heidegger diceva che la filosofia ha perso di vista la Grundgesagt e ha iniziato a occuparsi delle cose in quanto enti, in perfetta sintonia con la tecnica e la scienza.

Un giorno poi Copernico si è messo a filosofeggiare sul fatto che il Sole e la Terra non fossero disposti secondo la teoria geocentrica ma eliocentrica, e da lì si è poi sviluppata la filosofia naturale moderna, che oggi chiamiamo “fisica”. Dalla filosofia nascono nuovi saperi che vanno a conformarsi come discipline autonome. Ad esempio, la filosofia della scienza non si mette più a discutere teorie scientifiche ma l’apporto filosofico delle teorie scientifiche: è, diciamo, al di là, delle teorie scientifiche.

Eh, io la vedo in modo simile, nel senso che la filosofia per me è ricerca delle fondazioni e condizioni di possibilità dello statuto epistemologico di qualsiasi cosa. Secondo me, ora si tratta di andare sempre più a fondo occupandosi dello statuto epistemologico della filosofia nei confronti del resto dello scibile umano, questo le darebbe una buona quota di autonomia e dignità. A me le filosofie che sono piaciute maggiormente sono la filosofia politica, la filosofia della scienza, la filosofia attorno al darwinismo, anche per certi aspetti la filosofia della matematica, e la filosofia dell’economia. La filosofia la vedo come uno strumento critico applicabile a qualsiasi cosa.

Ammetto che si tratta di una definizione prescrittiva e non tanto descrittiva come la tua, nella mia idea di filosofia non mi faccio carico di quello che essa sia stata nel passato, preferisco dire quello che voglio che essa diventi. Ad esempio, non ho mai accettato che i filosofi pronunciassero assunti troppo generali, li trovo senza senso… Credo che le proposizioni andrebbero contestualizzate.

Molto popperiano.

Si effettivamente… Poi sento anche la necessità di distinguere e di formare delle figure più definite e più forti… riconsiderare la figura del filosofo non a livello professionale, né scientifico siccome sta materia non è né un lavoro, né una scienza, ma all’interno di un nuovo sistema epistemologico. Secondo me il male della filosofia contemporanea è l’essere ancora assimilata alla letteratura, alla poesia, all’arte. Secondo te non è così? Non che non ci siano collegamenti tematici e domande in comune tra le discipline, ma è il metodo che cambia; ricordiamoci in opposizone a che cosa nacque la filosofia occidentale: al mito.

Sì e no. Quando cominciai a studiare filosofia, il nostro professore ci aveva raccontato un mito, perché in ogni mito vi è un significato, e da questa semantica del mito abbiamo cominciato a fare filosofia.

Inoltre ti direi di sì sul presunto legame tra filosofia e altre discipline, a maggior ragione anche in questo momento storico. Credo che un letterato, un poeta e un artista più in generale siano figli del loro tempo, e in ogni epoca c’è una sorta di filosofia egemone (almeno così ci insegna la storiografia) e in fin dei conti anche questo modo di pensare di ciascuna epoca influisce sul lavoro dell’artista.

E’ tutto un alternarsi di pensieri e filosofie: guarda gli umanisti che disprezzavano il lavoro dei medievali, e poi gli uomini del Barocco in conflitto con gli umanisti e poi di nuovo dei razionalisti come quelli dell’Illuminismo contro gli intellettuali venuti poco prima e infine i romantisti. E poi i positivisti e i realisti, e poi i decadentisti… Eh! ce ne sono…

Io dico che la filosofia deve farsi carico anche della storia della filosofia, perché nel momento stesso in cui studi storia della filosofia capisci, grazie alla peculiare approccio cronologico, il pensiero che sta dietro alla formazione delle varie tappe del pensiero: non è un semplice confrontarsi con quello che dice un pensatore su un dato argomento, ma è una contestualizzazione del pensiero all’interno della lunga linea temporale.

Sinceramente, non mi prende molto la storia della filosofia, è sicuramente importante, ma la trovo in gran parte superata. Per me filosofo è colui che si avvale della argomentazione, è cauto nei giudizi e, nonostante la consapevolezza che ogni opinione è guidata da dei presupposti, cerca di rendere ragione dell’accettabilità dei propri assunti di partenza sapendo che le sue conclusioni potranno essere confutate, integrate, modificate. Oggi come oggi si rischia di elaborare una determinata visione filosofica su un determinato problema troppo generale, ecco perché sono abbastanza reticente nei confronti degli, diciamo, “opinionisti da talk show”: le loro teorie non si prestano a falsificabilità, e peccano secondo me di omnicomprensivismo, come il marxismo e il freudismo secondo Popper, riconducendo tutto a una certa visione, perdono di vista la complessità e l’inevitabile relativismo a cui sono condannate le nostre conoscenze.

Bene, e un opinionista?

Si scusa, un “opinionista”, o “pensatore”, a miei occhi è colui che fornisce delle chiavi di interpretazione della realtà, più che altro per una capacità di spirito di osservazione, più o meno raffinata, in base ai casi. Nietzsche a mio parere è definibile semplicemente come un osservatore, cioè ha visto cose che gli altri non hanno visto che le ha espresse in un certo modo, ha avuto questa capacità di scavare nei meandri della morale. Ma lo fa fondamentalmente attraverso toni assertivi, in forma aforistica e fornendo proprie chiavi di interpretazione della realtà, alcune delle quali si prestano a falsificazione e alla discussione, ma il modo stesso di Nietzsche, o Cioran ad esempio, è un tono assertivo, dal gusto poetico, aspro e polemico nei confronti della filosofia tradizionale e la sua peculiare argomentazione. Questo li rende dei pensatori: degli acuti osservatori della realtà, con una propria chiave di lettura.

Poi finì il quarto d’ora accademico e dovemmo rientrare in classe per la lezione successiva, praticando il più nobile dei luoghi comuni sui filosofi: farsi tante domande senza giungere a una risposta definitiva.


[1] Isaac B. Singer, Racconti, Corbaccio, Milano 2013.

[2] Nicola Abbagnano, Giovanni Fornero, La Filosofia 1A. Dalle origini ad Aristotele, Paravia, Torino 2009.

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