Annie Ernaux, in bilico al margine

«Poiché quella maniera di vivere era la nostra, persino felice, ma anche umiliata dalle barriere della nostra condizione (…), vorrei dirne allo stesso tempo la felicità e l’alienazione. E invece, impressione di volteggiare da una sponda all’altra di questa contraddizione

L’idea di equilibrio mi sembra da sempre vicina a quella di margine: stare sul margine significa, tra le altre cose, cercare di mantenersi in equilibrio tra due dimensioni, camminare sulla linea sottile che le separa. Inoltre, il concetto risulta per me interessante soprattutto nella misura in cui è spesso l’assenza dell’equilibrio a suscitare riflessioni.

Nei suoi scritti, Annie Ernaux tocca molti temi diversi, impossibili da sintetizzare in un breve articolo. Tuttavia, ognuna delle sue riflessioni sembra rimandare in qualche modo al senso di una mancata stabilità. In particolare, nella sua condizione di “transfuga di classe”: figlia di due operai, Ernaux accede tramite gli studi al mondo borghese, allontanandosi progressivamente dalle sue origini popolari. L’autrice descrive molto efficacemente il mancato senso di appartenenza che la porterà a non sentirsi completamente partecipe di nessuna delle due realtà, e che la costringerà in una condizione di straniamento in cui la stabilità e l’equilibrio risulteranno spesso inaccessibili.

Il tema della provenienza sociale è centrale in Ernaux, che si serve di una scrittura piatta e priva di romanticismi fino a farsi “ethnographe de soi-même”. I suoi scritti sembrano raccogliere la storia di tutta un’epoca, sintetizzata nella sua personale esperienza di figlia, moglie e madre. Ernaux descrive a più riprese, nelle sue varie opere, i due mondi in cui si divide la sua esistenza: quello domestico, Yvetot, la sua casa umile e il caffè-drogheria gestito dai genitori, e quello accademico, costituito prima dalla scuola cattolica, poi dagli studi universitari e dal lavoro come insegnante.

L’autrice racconta come inadeguatezza e vergogna si facciano strada lentamente in lei nel vedere ogni giorno scontrarsi due realtà così incompatibili: quella borghese, mondo dell’istruzione e della cultura, con tutti i suoi rigidi codici morali ed estetici, e quella domestica, dove si dispiega la vita materiale più chiassosa, disordinata e umile. Di fronte alle abitudini dei suoi, la giovane Ernaux prova un sentimento di lacerazione. Facendo riferimento a una scena di lite tra i suoi genitori, in cui suo padre minaccia di uccidere la moglie, Ernaux afferma: «In entrambi i mondi che sono stati i miei non poteva essere raccontata a nessuno». La sua condizione è infatti indicibile e indefinibile, non essendoci alcun equilibrio tra le due dimensioni all’interno delle quali la sua vita è spaccata, quella dei dominanti e quella dei dominati, per citare Bourdieu. La vergogna per le proprie origini e l’accesso alla cultura e al mondo borghese la costringono continuamente nel senso di colpa, in bilico tra mondi inconciliabili.

L’autrice porta al centro della sua produzione la questione sociale, e così facendo si contrappone a una narrazione che vuole fingere che le dinamiche di classe non esistano più. Nella nostra società, invece ancora fortemente intrisa di classismi, l’esperienza di Ernaux risulta dunque avere molto di attuale, e diventa strumento per comprendere la realtà, tramite strumenti autentici quali la parola, il focus sul corpo e sulla vita materiale: una scrittura che si fa specchio della vita in bilico, strumento di testimonianza e di lotta.

Sara Nichiri

Sono una studentessa di Letterature, traduzione e critica letteraria presso l'Università di Trento. Mi piace leggere e condividere riflessioni, amo la musica e mi interesso anche di attualità, femminismo e sostenibilità.

More Posts

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi