Business Game 2022 – La parola passa ai giovani

Idee, innovazione, fluidità, contaminazione, intraprendenza sono le 5 parole che possiamo dire di aver imparato in queste giornate: partecipare all’evento di Business Game organizzato da Jetn ci ha dato la possibilità di vedere giovani all’opera nel risolvere casi aziendali, proposti da aziende innovative che si sono dimostrate aperte alle idee dei ragazzi. 

Nella giornata di apertura, venerdì 1 aprile, è stata data ai ragazzi partecipanti l’opportunità di conoscere e dimostrare le proprie capacità alle aziende di Eureka e Gruppo Cassa Centrale (rappresentata all’evento da Cassa Centrale Banca), le quali sono impegnate rispettivamente nel settore dell’efficienza energetica e nel settore bancario. 

Sebbene gli argomenti affrontati da entrambe le aziende siano stati innumerevoli, il focus è stato decisamente il medesimo: i giovani come risorsa del futuro. Secondo il rappresentante di Eureka, prima azienda a presentarsi, la ricerca di giovani reclute è assolutamente aperta e incentivata da parte dell’azienda; ciò è stato ribadito da Marilena Filippi, responsabile dell’Ufficio Digital HR per Cassa Centrale Banca, la quale ha inoltre sottolineato come di 620 dipendenti presenti nella sede centrale 130 siano ragazzi under 30 e quanto questo numero sia destinato a crescere. Date le premesse di cui sopra, ci siamo allora posti la seguenti domande: cosa si aspettano da noi queste aziende? Quali requisiti dobbiamo soddisfare per entrare nel mondo del lavoro? La risposta non è scontata. Se pensate, infatti, di dover presentare un’esperienza decennale nonostante il vostro status di neolaureati, potete tirare un sospiro di sollievo: come chiaramente espresso da Marilena Filippi, l’esperienza si accumula nel tempo attraverso gli insegnamenti di coloro i quali ricoprono già posizioni dirigenziali. Quello che si richiede a noi ragazzi è di accettare la sfida di un contesto nuovo e dinamico, nel quale gli errori commessi servono a crescere e lo sbaglio più grande è quello di non essere proattivi.

Messo in chiaro quali fossero le aspettative di queste aziende verso noi giovani, rimaneva un’ultima questione da affrontare: quali sono i benefici offerti da queste realtà a noi giovani? La risposta è stata immediata e alquanto soddisfacente: un mercato, soprattutto quello delle energie rinnovabili, in fortissima espansione e un team di lavoro solido, efficiente e che tiene particolarmente alla nostra crescita professionale. Non male, vero?

Il 2 aprile sono state poi presentate le ultime due realtà aziendali con cui siamo venuti in contatto: Amajor e GPI. La prima della giornata, Amajor, non si occupa di semplice consulenza per aziende, ma vuole far crescere queste in potenza, non ragionando in meri termini di numero, ma focalizzandosi piuttosto sulle persone: “gli utili sono prodotti da qualcuno”, dice lo stesso Eros Peronato, CEO di Amajor. “Bisogna far capire alle aziende che hanno in mano degli strumenti potentissimi e che devono investire quegli strumenti nelle persone che lavorano per loro, farle crescere”. L’idea è dunque di far crescere l’azienda puntando sul lato umano, perché in questo modo avrai dei dipendenti motivati, che si impegnano nel loro lavoro perché gli piace quello che fanno. “L’azienda non è solo il luogo in cui si lavora, ma anche dove si passa gran parte della giornata: bisogna viverla”. 

In merito all’apporto che i giovani possono dare alle compagnie, Eros è stato chiaro: “sono il futuro. I giovani portano se stessi nelle aziende, ma queste spesso non sono pronte a riceverli, non sanno come fare. Se i giovani sono visti come problemi, e non come un libro bianco, un potenziale da poter usare e da cui imparare, se l’azienda non crea spazio ai giovani, muore”. 

GPI è invece una multinazionale che, in soli trent’anni, ha visto crescere il suo fatturato e i suoi dipendenti in maniera esponenziale; nonostante ciò, è rimasta fedele ai suoi principi, e il suo scopo rimane il benessere delle persone e la qualità della loro vita. La stessa GPI si descrive con tre parole: “solidità”, in quanto è un’azienda forte, lungimirante nell’ambito sanitario e che offre un lavoro stabile a migliaia di dipendenti; “sinergia”, perchè le 5 aree business di cui è composta lavorano sinergicamente per raggiungere i loro obiettivi (il lavoro di squadra nel problem solving è fondamentale); infine, “passione”, perché senza passione in ciò che si fa, il lavoro rimane fine a se stesso. Bisogna, insomma, essere creativi e aver voglia di correre, perché è così che si innova. 

Ciò che più ci dovrebbe rimanere di questa giornata è la voglia di mettersi in gioco, ma anche di essere aperti alle idee degli altri, che possono essere diverse dalle nostre, ma magari più innovative: essere pronti alla contaminazione con gli altri, per crescere. 

La nostra editrice Giulia Corradetti ha intervistato il CEO di Amajor Eros Peronato

Le cinque parole usate in precedenza per descrivere il mondo delle aziende conosciute possono essere riutilizzate quando si parla della Junior Enterprise: non una semplice associazione, ma una comunità di giovani studenti che vogliono buttarsi nel mondo di quelli che, fino a pochi anni fa, chiamavamo “i grandi”. Come ci hanno spiegato Ginevra e Jacopo, JETN ti offre la possibilità di colmare quel gap che troppo spesso si interpone tra il mondo universitario e quello lavorativo, facendoti apprendere una quantità immensa di abilità, come lavoro di squadra, problem solving e organizzazione di eventi senza dimenticare le conoscenze teoriche relative al mondo dell’economia e dell’imprenditoria. Un realtà, quella aziendale, che spesso può apparire chiusa, riservata solo ad una certa categoria di persone – quelli che noi chiameremo business man – ma che invece nasconde un ambiente molto trasversale, adatto ad una moltitudine di personalità provenienti da diversi mondi accademici; un luogo dove tutti possono imparare e portare ciò che di prezioso hanno appreso nella loro vita, dove il confronto con l’altro è una delle più grandi opportunità di arricchimento sia professionale che – e forse soprattutto – umano. 

Infine il mondo non solo di JETN, ma di tutto l’associazionismo giovanile, è forse il miglior strumento che abbiamo per abbattere il diffuso stereotipo di una generazione, quella nostra, descritta come viziata, pigra, senza voglia di mettersi in gioco, che sa solo chiedere. Noi giovani siamo invece molto altro, siamo il domani di un mondo che in molte sfere sociali necessità di cambiamenti; e non è stando seduti a lamentarsi che si cambia la realtà, ma uscendo dalla nostra comfort zone per andare a prendere la cosa che, volenti o nolenti, ci appartiene di più: il futuro

Articolo di Margherita Frare, Federica Capitani, Giulia Corradetti e Tommaso Fiorio

Redazione

La redazione de l'Universitario è composta perlopiù da studenti dell'Università di Trento

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