Fumetto: un genere minore? “Rughe”

Il fumettista spagnolo Paco Roca firma Rughe, graphic-novel tradotta e pubblicata in Italia nel 2008 da Tunuè e vincitrice del premio Gran Guinigi per la miglior storia lunga al Lucca Comics dello stesso anno. La storia segue le vicende di Emilio, un direttore di banca in pensione che, ammalatosi di Alzheimer, viene fatto ricoverare dalla famiglia in una residenza per la terza età. Qui fa la conoscenza del cinico Miguel, suo compagno di stanza, e cerca di adattarsi ai monotoni ritmi del luogo. Una grave minaccia però incombe su di lui: il secondo piano, dove vengono trasferiti gli anziani non più autosufficienti. Emilio, temendo di finire presto lassù con il peggiorare della sua malattia, si allea con Miguel e un buffo gruppetto di anziani alla ricerca di ogni strategia possibile per evitare il trasferimento. Con loro arriverà addirittura ad organizzare una strampalata fuga dall’istituto.

La novel è veramente uno slice of life, una piccola storia di vita quotidiana capace di ironizzare su alcuni paradossi della vita o della condizione degli anziani ma soprattutto sul come essi vengano vissuti sia da chi è all’esterno (i familiari) sia dai nonnini stessi. In modo assolutamente realistico, tra una seduta di fisioterapia e una serata in sala comune davanti alla TV (rigorosamente sempre sullo stesso canale) i nostri protagonisti si lasciano andare ad una serie di piccoli dialoghi, frecciatine e sfoghi sulle proprie famiglie nonchè sulla vita in residenza. Tra tutti spiccano quelli tra Miguel e Antonia. Miguel è completamente disilluso nei confronti della società e non riesce ad accettare la condizione di vecchiaia. Fiero di non essersi mai sposato, ripete sempre «la famiglia ci usa per fare le commissioni e per andare a prendere i bambini a scuola. Quando non siamo più in grado di farlo ci lasciano qui per dimenticarsi di noi». Ha un’opinione completamente diversa l’arzilla e ottimista Antonia che replica con forza «la mia famiglia mi vuol bene. Sto qui perché non voglio essere un peso per loro».

Ancora, Miguel si chiede che senso abbia continuare a mal-vivere (come dice lui) tra mille acciacchi e medicinali quando Antonia è disposta anche a qualche pillola in più pur di godersi una partita bingo o un timido passo a due. Ma forse più che le parole, a parlare davvero sono gli sguardi di Emilio. Lui osserva attentamente i suoi compagni di residenza quasi per studiare la vecchiaia e, paragonandosi a loro, cerca di comprendere il più possibile quel che sta vivendo sulla propria pelle. In particolare si mette a confronto con Modesto, altro ammalato di Alzheimer ormai completamente ridotto in stato vegetativo, capendo che presto diventerà come lui. Negli occhietti scuri di Emilio troviamo tutta la paura, il disagio di chi ha capito di star perdendo tutto ma per orgoglio non riesce ad ammetterlo e cerca di far finta di niente, non esternando la minima emozione ai suoi compagni. In Rughe sono le immagini a farci vivere le sensazioni dei protagonisti. Da un momento all’altro Emilio ci appare ringiovanito perché è lui che crede di essere ancora giovane. Ci ritroviamo improvvisamente in banca perché lui pensa di lavorare ancora lì così come veniamo catapultati al fronte dove si rivede il vecchio Felix o sul mitico Orient Express dove crede di viaggiare la signora Rosario. Le vignette giocano con i lettori così come la malattia gioca con le menti degli anziani protagonisti. Tutto questo accade con delicatezza, senza spaventare o sconfinare nel retorico, con un mix di umorismo e tenera curiosità quasi come se il mondo degli anziani fosse davvero un mondo fantastico da esplorare. Sarà proprio grazie all’amicizia con Emilio e agli stravaganti piani per ritardare l’Alzheimer che Miguel affronterà questa sorta di viaggio confrontandosi una volta per tutte con la sua condizione di anzianità, riscoprendo sé stesso e il mondo che lo circonda.

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