Fumetto: un genere minore? “Cheese”

Giulia Spagnulo, da tutti conosciuta col nome d’arte di Zuzu, è senza dubbio una delle giovani fumettiste più chiacchierate degli ultimi anni. Attiva come illustratrice per vari brand e come autrice di strisce per Repubblica e Internazionale (cura, tra le altre cose, la sigla animata de L’assedio di Daria Bignardi per Nove e la rubrica fumetti di Play Books su RaiPlay), esordisce nel mondo delle storie lunghe nel 2019 con Cheese che le vale il premio Gran Guinigi del Lucca Comics & Games per il miglior esordiente e il Premio Micheluzzi al Napoli Comicon. Tutto questo meritato successo va attribuito sicuramente al taglio sincero ed autobiografico. Cheese è la storia di Zuzu stessa che, dopo essere guarita dall’anoressia appena maggiorenne, prova a raccontare nell’albo la sua esperienza di passaggio dall’adolescenza alla vita adulta. Zuzu, Dario e Riccardo sono tre adolescenti prossimi alla vita universitaria che trascorrono le loro giornate estive tra noia di provincia, discutibili serate musicali e disavventure d’amore. Un giorno, in seguito ad una scommessa, decidono di iscriversi alla gara del  formaggio rotolante di Brentonico, una strana competizione del paesino trentino in cui i contendenti rotolano su una discesa inseguendo una grossa forma di formaggio (il cheeserolling, evento che esiste per davvero!). Quello che all’inizio sembra un gioco fatto soltanto per  evadere dalla noiosa routine diventa per tutti e tre l’occasione per confrontarsi con le proprie paure.

Ognuno di loro, infatti, si porta dentro un tormento che sembra incatenarlo all’adolescenza. Dario è estremamente insicuro: è insoddisfatto del suo corpo (si vergogna a mettersi in costume in spiaggia e vive con disagio la sua leggera calvizie) ed è continuamente incerto nelle sue scelte di vita. Vorrebbe iscriversi ad un corso per programmatori di videogiochi in Inghilterra, ma non ha il coraggio di farlo. Non ne parla con nessuno forse perché teme di essere deriso, quasi come se il giudizio di chi gli sta attorno determinasse la validità della sua decisione. O forse, Dario teme semplicemente di non riuscire a gestire un’avventura del genere. Sarà il confronto con sua zia che vive proprio a Brentonico a fargli vedere il tutto da una prospettiva diversa. Riccardo, invece, ha paura di accettare la propria omosessualità e ciò lo porta, da tutta la vita, a essere insoddisfatto e a guardare con sofferenza chi come Dario e Zuzu affronta con libertà i primi amori. A dargli il coraggio di fare finalmente i conti con la propria natura è la sintonia con un ragazzo del posto conosciuto su un’app di incontri. La novel non spettacolarizza il suo coming out, anzi, lo rappresenta in maniera realistica, intima, come la naturale evoluzione di chi solo dopo aver fatto pace con sé stesso scelga di condividere la sua scoperta con le persone che preferisce. Riccardo, infatti, confida la sua sessualità a Zuzu decidendo allo stesso tempo di prendersi del tempo per parlarne con Riccardo (evidentemente è ancora inibito dalla natura maschile ed eterosessuale dell’amico) senza però che questo risulti un problema. In primo piano rimangono comunque le insicurezze di Zuzu che sfociano nell’anoressia. La malattia viene rappresentata nella graphic-novel come qualcosa che sta sotto gli occhi di tutti ma di cui nessuno parla. Infatti, per tutta la storia, le parole “anoressia” e “disturbo alimentare” non vengono nominate da nessun personaggio, né da Zuzu (lei tenta di nascondere, inutilmente, il problema a sé e agli altri fingendo di andare normalmente in bagno) né dai suoi amici (consapevoli però della situazione tanto da starle vicino senza farle la morale). Cheese è un’opera molto fisica, il disagio di Zuzu è descritto dalle immagini, da alcune estremamente materiali che mostrano anche il più banale malessere corporeo (un crampo allo stomaco, un dolorino all’osso del braccio, etc.) e da altre oniriche, a tinte dark, in cui le sue ansie prendono metaforicamente forma fuoriuscendole dalle viscere. Eppure, nonostante la tipologia di tematiche affrontate, la graphic-novel, man mano che si avvicina al suo finale, assume un andamento sempre più dolce e rassicurante. Il giorno della gara, al momento della partenza, Zuzu diventa pallida, inizia a tremare dalla paura, Dario e Riccardo si preoccupano ma alla fine, tenendosi per mano, i tre trovano il coraggio per iniziare a rotolare dalla discesa per poi lasciarsi andare ad un divertimento sfrenato. Nelle tavole conclusive, dai suoi sguardi pieni di gioia, capiamo come ormai Zuzu si senta pronta per crescere e risolvere una volta per tutte il suo disturbo.

A trionfare è quindi l’amicizia, interpretata dall’autrice come unico mezzo per fronteggiare la vita adulta. Se i nostri tre protagonisti alla fine riescono a vincere le proprie paure è perché, prima di tutto, sono in una condizione di benessere. La stravagante cheeserolling, infatti, assume un grande valore metaforico: è importante non in quanto evento utile di per sé ma perché è il pretesto per tre amici uniti da un legame fraterno per fermare il tempo e dedicarsi tutti assieme a qualcosa che riguardi loro e soltanto loro. La gara insegna a Zuzu, Dario, Riccardo e a noi lettori come, nonostante la paura iniziale, circondato dalle persone giuste, chiunque possa lanciarsi a capofitto nelle difficoltà per raggiungere la propria personale fetta di formaggio.

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