THE PITT – Quando la finzione non è abbastanza

Ne parlano tutti. Ne hanno parlato tutti. Ne parleranno ancora tutti. E perché non parlarne anch’io? Non sarò io a decretare il successo di quella che è già un trionfo di pubblico e critica. Ma voglio esprimermi anch’io sulla serie evento dell’anno: The Pitt, la figliol prodiga della benemerita HBO (e chi se non altri).

Amanti di E.R. Medici In Prima Linea? Beh, beccatevi l’aggiornamento: se la prima trasformò ai suoi tempi il medical-drama in puro intrattenimento per le masse, adesso The Pitt compie due se non tre balzi in avanti. È come se i progressi della medicina da vent’anni ad oggi, fossero trasferiti nella televisione.

Questo vi basti. Chi ha voglia di proseguire nella lettura, sappia che l’idea di dedicare ogni singolo episodio alle 15 ore effettive del turno di medici e infermieri, non è l’unico elemento che rende strepitosa la serie. Un simile espediente – tra le altre cose – era già stato fatto per la serie 24 (2001-2010) della Fox.

Ma qui – signori miei – il livello di accuratezza è portato allo stremo. Si vive e si respira “in-diretta” l’ansia, il disagio, la rabbia, l’adrenalina, i pianti e le risate dei personaggi che corrono – e si rincorrono – nei corridoi del reparto di medicina d’urgenza dell’ospedale di Pittsburgh (capito il nomignolo “Pitt”?).

Il leader – la Vox Principalis – del cast di attori dovrebbe essere Noah Wyle, alias il dr. Michael Robinavitch. Ma grazie ad una sceneggiatura brillante, dinamica e chirurgica (quale termine migliore per descriverla) ogni attore – e il suo corrispettivo personaggio – risalta. Chi più, chi meno, ovviamente. Nota di cortesia: Noah Wyle è stato tra gli interpreti principali di “E.R.” (quando si dice: la classe non è acqua).

Nessuno è trattato come una semplice macchietta sullo schermo; e il risultato vi farà vivere davvero l’esperienza di essere in un ospedale. O peggio ancora: cosa significhi aspettare in una sala d’attesa!

Se da un lato la descrizione delle procedure mediche, le manovre sanitarie, o le operazioni d’urgenza, sono rappresentate anni luce di distanza (soprattutto a livello visivo) rispetto agli episodi di E.R., molto meno scontato – ma realizzato con altrettanta maestria – è la caratterizzazione dei singoli personaggi.

Uomini, donne, dottori, infermieri, tirocinanti, pazienti, genitori, parenti, inservienti e poliziotti: ciascuno di loro emerge come un essere in carne ed ossa. Mai sovviene il sospetto di guardare un prodotto di finzione creato ad arte per appagare i nostri piaceri, o per rimpolpare il catalogo di un servizio streaming.

Se fossero le riprese reali effettuate all’interno di un reparto d’ospedale, The Pitt funzionerebbe allo stesso modo come un documentario. O un reality-show… ma non lo è, per fortuna. Ma tutte le situazioni possibili sono state ricreate minuziosamente, e la resa finale è a dir poco sbalorditiva, oltreché realistica.

Movimenti di macchina agili, disinvolti e adatti al racconto serrato, minuto per minuto, di quello che accade in una giornata lavorativa di un ospedale. Le vicissitudini di medici e pazienti si accavallano in un dedalo di storie. Alcune, quelle meno serie, si concludono nell’arco di uno, massimo due episodi. Altre, si dilungano quasi a non finire. Una delle “sotto-trame” si risolverà solamente nelle ultime due puntate.

Forse è meglio che mi fermi qui: il rischio di fare spoiler, rovinerebbe una serie che va gustata come un drink. Un sorso breve ma sostanzioso. Non è una serie che va digerita, masticata, assimilata. É un pugno nello stomaco: va presa come un medico che interviene repentinamente per operare un paziente appena investito da un treno. Non aspettate: guardatela e godetevi ogni istante, lasciandovi coinvolgere da essa.

Nonostante la durata complessiva superi abbondantemente le 10 ore, ciò che vedrete è la rappresentazione di una sola giornata. Si comprende bene la fatica per chi opera nel settore sanitario: un singolo turno può essere devastante, eterno. E gli episodi fanno percepire l’accumulo di stress e tensione.

Ma se aggiungi un po’ di sarcasmo, cinismo, qualche arrabbiatura di troppo e improvvise crisi depressive, si può arrivare alla sera con la voglia di farsi anche una birra (ahi, penso di aver spoilerato l’ultima scena).

Che fate? Correte a vederla, prima di essere voi stessi ricoverati in un letto di ospedale. E fidatevi: la sensazione sarebbe completamente diversa rispetto al divano di casa vostra. Disponibile su SkyGo.