#SaliteInPillola – Passo Coe, ascensione ai cieli
Anno 2002. Giro d’Italia, edizione 85. 21 tappe dall’11 di maggio al 2 giugno (Festa della Repubblica) con annessi due giorni di riposo: uno dopo le prime 4, il secondo dopo altre 10. Il gran finale è a Milano, sede storica della Gazzetta dello Sport, alla quale si deve tra le altre cose la creazione, appunto, della corsa.
Prima, c’è spazio per tutti: si parte con un veloce prologo, una cronometro individuale di soli 6,5 chilometri. Seguono tappe per velocisti – 6 delle quali vinte da Mario Cipollini – frammentate dal passaggio sugli appennini tra Toscana, Umbria e Abruzzo. Neppure la cronometro della 14esima tappa (30,3 chilometri) modifica la classifica: il leader rimane il tedesco Jens Heppner, non uno dei favoriti.
Quelli che andranno forte sulle salite, invece, si vedono non appena cominciano le montagne, quelle vere. La terza settimana si apre con una tappa piatta – vinta nuovamente da Cipollini – ma già il giorno successivo, il 29 maggio, i corridori scalano le Dolomiti: 163 chilometri che collegano il Veneto all’Alto Adige. In successione, transitano sulla Forcella Staualanza, Passo Fedaia, Passo Pordoi e Campolongo.
I distacchi cominciano a delineare una classifica più naturale: i migliori come Paolo Savoldelli (vincerà quest’edizione e quella del 2005) scalano posizioni. Ma in testa, con indosso l’iconica Maglia Rosa, c’è un giovane australiano che viene dal mondo della mountain-bike: Cadel Evans, 25 anni appena compiuti.
Il giorno dopo si riparte in direzione del Trentino: la provincia autonoma è l’assoluta protagonista della 17esima tappa, da Corvara in Val Badia a Passo Coe sopra Rovereto, a due passi dal confine col Veneto.
I chilometri sono 222, ma per due terzi si scende fino a Trento incontrando soltanto piccole e brevi asperità. La svolta, letterale, avviene ad Arco, borgo vicino al Lago di Garda. Al chilometro 160, si prende la ripida e stretta strada del Passo Santa Barbara, salita di cui non parlerò, portandovi dritti al finale.
Prima che i corridori possano rifocillarsi al caldo, devono ancora superare un’ultima asperità, nonostante il tempo di gara superi le 6 ore. Il versante di Passo Coe affrontato quel giorno è tutt’oggi il più noto: non a caso, è stato inserito nel progetto della provincia per valorizzare le “21 Grandi Salite del Trentino” (https://www.visittrentino.info/it/articoli/outdoor-estate/le-grandi-salite-dei-campioni-del-ciclismo).
Si parte da Calliano, situato poco più a nord della città di Rovereto. Poi, volenti o nolenti, bisogna sciropparsi quasi 20 chilometri di salita. Dai ruderi del vicino Castel Beseno che sorveglia la valle nei primi tornanti, si sale sensibilmente di quota, superando qualche casa sparsa un po’ ovunque, e null’altro di più.
Giunti sull’altipiano di Folgaria (1100 m.s.l.m.), la strada si allarga: qui, in inverno, sopraggiungono sciatori da tutta la regione. Il contachilometri segna 12 fatti, ne rimangono circa 7. Se qualcuno ne avesse di bisogno, questo è il momento adatto per ricaricare le pile: una sosta a uno dei tanti bar – è consigliata anche una visita nel centro di Folgaria – oppure ingerire un gel come i professionisti potrebbe aiutarvi.
Qualsiasi sia la vostra strategia alimentare, fate attenzione agli ultimi chilometri: uscendo dal paese, si continua a salire, prima dolcemente poi le pendenze aumentano. L’aria di montagna affatica il respiro, i boschi si diramano e la vista scorge la cima del valico, i cui pendii verdi si imbiancano d’inverno per fare spazio alle piste da sci. In estate, è più probabile che i prati siano macchiati da animali al pascolo. Non potete non fermarvi in qualche malga nei dintorni per comprare dei formaggi di produzione locale.
Quella che inizialmente poteva sembrare una passerella, si fa più dura proprio nei chilometri finali: quel momento in cui si sente l’odore della vittoria, ma le gambe sono diventate improvvisamente dure come la roccia. Attorno al terzultimo chilometro, la segnaletica della salita indica un 9,5% di media.
Poche curve, strada dritta. Bisogna salire agili, considerando il notevole dislivello accumulato: i metri complessivi partendo dalla valle sono 1400, la quota di arrivo è 1610. La pendenza media è del 7,3%. Un valore numerico che di per sé può essere alla portata di molti, ma il lungo falsopiano nei pressi di Folgaria, sminuisce la reale durezza della salita. Le percentuali sono per lunghi tratti attorno all’8 e al 9%.
Non troverete rampe talmente ripide da cappottarsi all’indietro. Ma la costanza necessaria per scalarla richiede energie, fisiche e mentali. Ne sa qualcosa Cadel Evans… Vi ricordate di lui? Ebbene, al mattino era leader della generale, al termine della tappa scivolò in 15esima posizione. Terminò la tappa a 17 minuti dal vincitore Pavel Tonkov, atleta russo noto per i precedenti duelli con l’indimenticato Marco Pantani.
Crisi di fame? Questa è l’ipotesi più probabile. Quindi, se anche voi desiderate cimentarvi con una salita che ha tutto per essere considerata tale – paesaggio di montagna, pascoli, boschi, prati – non scordate di approcciarla con le giuste precauzioni, bevendo e alimentandosi. Soprattutto se volete programmare una pedalata più lunga: le possibilità per allungare sono numerose, l’importante è non essere impreparati!
