#SaliteInPillola – Monte Finonchio, una montagna da riscoprire
Il Monte Finonchio è una di quelle montagne del Trentino di cui si sa poco e nulla: non ha certamente la fama delle Tre Cime del Bondone o della Paganella. A due passi dalla città di Trento, si arriva con facilità sul Calisio o sulla Marzola. Ma in tutta la Val d’Adige, è probabilmente la montagna più riconoscibile alla vista, per via delle antenne televisive del centro radio-trasmittente che svettano sulla cima a 1608 metri.
Una sua determinata importanza, almeno per quanto riguarda gli anni più recenti, è proprio quella di coprire i segnali radio della Valla Lagarina, della città di Rovereto e dell’Altipiano di Folgaria-Lavarone.
Ma una montagna difficilmente ci parla (solo) del presente. Molto più spesso è custode di ricordi e memorie che retrocedono con gli anni, decenni, secoli e pure millenni: quando ancora gli insediamenti umani erano ridotti all’osso e prosperava la vegetazione, diversificandosi per specie e varietà di piante.
La stessa etimologia del nome, a dir poco curiosa, richiama la natura: “finonchio” deriva da fieno, nello specifico una tipologia detta fenunculus, caratterizzata da uno stelo più corto e più difficile da falciare.
Al di sotto della cima, il fitto manto boschivo è prevalentemente composto da larici, abeti e faggi. In alto, invece, si trovano ampi prati nei quali si avvistano frequentemente animali selvatici come cervi o camosci.
Più che per il panorama, è forse l’atmosfera della stessa montagna ad attirare camminatori o escursionisti. Giungendo da Serrada, frazione di Folgaria, si arriva in vetta lungo una strada forestale di soli 4 chilometri.
I metri di dislivello sono circa 300 – Serrada si trova a 1250 metri di altitudine – e la superficie regolare del sentiero, la pendenza costante e la presenza dei tornanti, rendono il cammino adatto anche ai più piccoli.
C’è ovviamente la possibilità di percorrere il suddetto tratto con un rampichino. La meta è il Rifugio Filzi, dedicato ai due fratelli Fabio e Fausto, protagonisti dell’irredentismo italiano al fianco di Cesare Battisti.
Il rifugio è gestito dalla S.A.T. (Società Alpinisti Tridentini) ed è uno dei tanti costruiti sul territorio della provincia di Trento. Rispetto a quelli più complicati da raggiungere a piedi, quest’ultimo è alla portata di tutti. Una sosta per un pranzo, o per una merenda, vale la pena grazie all’ottimo servizio di ristorazione.
Ma per chi cerca qualcosa in più di una semplice domenica a tavola, o un pic-nic sul prato, il Monte Finonchio si presta anche a quei prodi sportivi che si muovono preferibilmente su un mezzo a due ruote.
Non si tratta di una salita scoperta dal Giro d’Italia o da altre corse ciclistiche – diversamente dalla vicina salita di Folgaria – e la località di partenza è sconosciuta ai più, a patto di arrivare già informati sul posto.
Bisogna infatti recarsi a Volano, sobborgo che sorge sulla sponda est del fiume Adige a metà strada tra Trento e Rovereto. Purtroppo la visita al centro storico va posticipata al rientro, perché il punto di inizio è posizionato in periferia, nascosto dai capannoni industriali circostanti. Il bivio è segnalato da un cartello, svolta a sinistra e si parte subito a spingere: le ruote si impennano bruscamente nei primi due tornanti.
Altri 500 metri per superare il terzo tornante – che tra le altre cose sono stati tutti contrassegnati da soprannomi in dialetto a dir poco fantasiosi – e la strada prosegue imperterrita senza concedere respiro.
Vi attendono 6 chilometri al 10% di pendenza media. La salita si attorciglia nella selva una curva dietro l’altra. Se sarete abbastanza lucidi mentre pedalerete, potreste godere di alcuni (rari) scorci sulla valle.
Dopo una breve rampa al 12%, al quinto chilometro la strada si addolcisce. Ci troviamo in prossimità della località “Fontanelle”, dove sorge una graziosa cappella incastonata nelle fronde rigogliose della foresta.
La salita non è però finita: si susseguono ancora tre tornanti prima di arrivare al bivio successivo, località “Fontana Fredda”. Il nome non è ovviamente una casualità: provvedete quindi a fare scorta di acqua fresca dalla sorgente, perché sono ancora 8 i chilometri da percorrere, 600 i metri di dislivello rimanenti.
A destra si può uscire dalla traccia e recarsi al Moietto, paese situato a circa 900 metri di altitudine, distante poco più di un chilometro dal bivio. Si può raggiungere percorrendo un tratto pianeggiante: se deciderete di rientrare a Rovereto dopo la salita, è un passaggio consigliato prima di imboccare la discesa.
Ma se siete ancora disposti a concludere la salita, girate invece a sinistra e proseguite seguendo le indicazioni per il Monte Finonchio. La superficie è asfaltata, sebbene il manto stradale sia deteriorato.
Non fatevi prendere dallo sconforto, si riesce a pedalare senza ostacoli. Optate per un rapporto agile, così da salire regolari: uno, due. Uno, due. Respirate, contate, mantenendo la concentrazione “passo a passo”.
I successivi chilometri rimangono impegnativi: le pendenze raramente scendono sotto il 9%. E se nella prima parte di salita i tornanti concedevano un attimo di tregua, da ora in avanti la strada è un rettilineo.
Giunti a località “Gelmi”, lo sterrato si sostituisce all’asfalto. Attorno, vedrete soltanto un segnale di divieto per i mezzi a motore e una stanga di metallo. Se siete muniti di un mezzo con le ruote tassellate – un rampichino o per i più aggiornati una moderna “gravel-bike” – non avrete problemi a proseguire avanti.
La strada forestale è affidabile: difficilmente si rischia di forare e non ci sono altri pericoli. Nonostante il panorama stenta ad aprirsi agli occhi, il suono delle ruote che scorrono sulla ghiaia vi accompagnerà negli ultimi chilometri prima della vetta. Le pendenze calano sotto il 10%, la fine è più vicina di quanto crediate.
Terminato il tratto nel bosco, si raggiungono le distese verdi che rivestono la sommità del Monte Finonchio. Finalmente la luce del sole risplenderà sul vostro volto e farà brillare gli occhi lucidi di sudore.
Ancora un paio di pedalate per raggiungere l’ennesimo bivio: o si scende a Serrada, oppure concedetevi il rush finale per agguantare la cima, da cui si innalzano le antenne televisive. Il rifugio Filzi è poco più sotto.
Riepilogando, i dati parlano di una salita che da Volano (190 m.s.l.m.) si eleva fino a 1610 metri di altitudine. La lunghezza è così suddivisa: 10,5 chilometri di strada asfaltata – in cui si superano più di 1000 metri di dislivello (circa ¾ del totale) – e a seguire altri 3 chilometri di sterrato all’8% di pendenza media.
Il versante da Serrada è una ex strada militare. Si scorgono a bordo della carreggiata i cippi anteposti ai tempi della Prima Grande Guerra. Strade simili che richiamano quell’epoca, se ne contano a decine nei pressi di Folgaria. Ma per quelle, ci sarà tempo di parlarne. La salita del Finonchio, per oggi, può bastare!
