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Spotto la prima intervista a Spotted

L’illuminazione mi è arrivata quando siamo stati spottati. Lo spot diceva “Spotto il giornale l’Universitario che riporta alla razionalità ogni dibattito universitario, ma puntualmente in ritardo”. Ammetto che in un primo momento pensai solo che eravamo stati spottati. In fin dei conti passare per Spotted vuol dire essere notati, nel bene e nel male. Poi ragionai sullo spot in sé: non sapendo bene a che dibattito si riferisse, pensai che effettivamente è vero, per tempistiche interne a una redazione o per nostra mancanza tante volte Spotted arriva prima di noi.  E qui l’illuminazione: intervistiamo Spotted. Chi sta dietro a tutti quegli spot? Insomma, per stare dietro a tutti quei messaggi ci vuole un lavoro organizzato e ben dettagliato. Tra grafica e pubblicazione la cosa non è immediata come la vediamo.  

Avuta la benedizione dalla redazione, contatto la loro pagina. Mi danno un numero, che salvo come “Spotted”. Una volta che ci sentiamo, ho un nome.

Finalmente posso associare un nome a Spotted!

Sì ma mi raccomando, che resti tra noi, ovviamente.

Sarò muta come un pesce, tranquillo/a. Bene, iniziamo dalle domande random: chi siete?

Va bene! Allora, siamo in nove persone. Ci sono due grafici che si occupano delle grafiche – tutte le storie che vedete vengono fatte da questi/e – e poi siamo altri sette che gestiamo le pagine Facebook e Instagram. Facebook è nata nel 2013 e in seguito abbiamo aperto quella di Instagram. Ci siamo divisi i compiti, alcuni seguono Facebook, e altri Instagram – che attualmente è quello più seguito.

Di dove siete?

Due emiliani, cinque veneti, uno/a lombardo/a e uno/a non vuole svelarlo.

Cosa studiate? Siete tutti studenti?

Quattro giurisprudenza, uno/a ingegneria dell’informazione, due informatica, uno/a graphic design, uno/a laureato/a in economia (e lavora).

Non so perché, ma giuristi non me li aspettavo, maledetti preconcetti penso. Comunque proseguiamo!

Ma come vi reclutano?

Come veniamo reclutati? Ti racconto il mio reclutamento.

Mi dovrei spaventare?

Ok, vai!

Sono entrato/a a far parte di Spotted a marzo/aprile. Il “capo”, chiamiamolo/a così, aveva messo un annuncio su Facebook – cercava dei social media manager – e quindi gli ho scritto. Ha voluto verificare, gli ho dovuto mandare il curriculum! Fargli vedere che non ero alle prime armi insomma.

Siete seri, oh!!

Sì, è una cosa molto professionale, diciamo! Devono essere persone fidate che sappiano mantenere il segreto professionale.

Manco i servizi segreti.

Vi pagano? Come vi dividete il lavoro?

No, è un servizio che offriamo agli studenti – ai nostri compagni – ma non per scopo di lucro. Il lavoro è diviso in fasce orarie.

La pagina new_spottedunitn è vostra?

No, è successo che quando sono cambiati i gestori – perché prima o poi tutti si laureano – la nostra pagina “spotted_unitn” è rimasta inattiva per un po’. Mi sembra sia stata creata in quell’arco di tempo… ma no, non siamo noi.

Quindi non sono solo le associazioni di rappresentanza che si fanno la guerra all’Università di Trento. Ok, passiamo ad altro.

Spotted in principio è nato come “bacheca dei colpi di fulmine”, ora invece viene usato come “bacheca di denunce”, vedi il caso delle dichiarazioni sessiste del candidato rappresentante o il problema delle tasse. Perché questo cambio di rotta?

Diciamo che non è cambiato per volontà nostra, ma per gli spot che riceviamo. In base a quello che ci scrivono gli studenti. Poi con il coronavirus diciamo che gli studenti sono rimasti a casa e non c’era più questa cosa “spotto ragazzo o ragazza”. Le persone che si spottano più frequentemente – in questo momento – sono quelle in biblioteca. Non è stata una cosa che abbiamo deciso noi, si è trasformata con il tempo.

Nelle domande sulle storie Instagram vi hanno chiesto se avete un bot?

No (ride). Facciamo tutto a mano. Infatti quando gli animi si scaldano è un casino stare dietro a tutto. Rispondiamo ad ogni messaggio manualmente. Valutiamo caso per caso. Spot che offendono o che sono volgari evitiamo di pubblicarli. Abbiamo un’etica anche noi.

Scopro inoltre che Spotted fa molto altro, come le “Spotted card” o collaborazioni con altre associazioni.

Cosa è la “Spotted card”?

La Spotted card viene data non appena lo studente chiede di far parte dell’associazione e appunto il costo – modico, di 2€ – non è il costo della card in sé e per sé, bensì semplicemente la quota associativa che servirà poi a finanziare altri progetti. È un po’ un circolo vizioso dove riceviamo soldi per reinvestirli e per dare ai Soci sempre più servizi.

Il servizio che offrirà la card, per ora, sarà quello di dare uno sconto ai Soci nei locali aderenti all’iniziativa, fra cui Juta center, Vertigo, Waikiki Poké, Mondosport Trento, pucceria Duomo, 5tasche, Hakka, Caffè Verdi, Gusto Giusto – e molti altri che giornalmente sentiamo per ampliare sempre più l’offerta.

Cosa cambia rispetto a tre anni fa?

Le card saranno completamente digitalizzate in modo tale da averle sempre a portata di mano, salvaguardando l’ambiente ed evitando inoltre degli spiacevoli “scambi tessera” non corretti in primis nei confronti dei negozianti, poi nei confronti degli altri Soci ed infine nei nostri confronti.

Da quando sarà disponibile?

Abbiamo avuto dei problemi burocratici, ma ormai tutto è pronto. Sarà necessario decidere se far partire il tutto da inizio gennaio o dall’inizio delle lezioni del prossimo semestre, ma lo comunicheremo a tempo debito nella nostra pagina.

E gli eventi? Quelli mancano eh!

Gli eventi ovviamente causa Covid sono tutti sospesi, ma ci rifaremo con gli interessi quando tutto questo sarà finito. La F.U.C., tornerà. Ma oltra a quelli ci preme anche collaborare con le altre associazioni. Stiamo collaborando con Goosebumps Entertainment, associazione universitaria, per il podcast SPLEEN nella rubrica Pillole di Spotted e non solo (lo trovate su Spotify).

“State attenti a quelli lì” insomma. Mi chiedo se il “capo” dorma la notte, e perciò faccio qualche domanda anche a lui.

Com’è essere il capo di Spotted? Dormi la notte?

C: Beh, ti senti un po’ il capo dell’FBI, dai (ride). In realtà hai molte responsabilità sulle tue spalle e non è semplice come potrebbe sembrare. Devo conciliare il lavoro con lo studio e con la gestione di Spotted in tutti gli aspetti: dall’associazione al singolo spot in cui mi viene chiesto cosa fare – appunto per la valutazione del caso in concreto di cui parlavamo prima. Diciamo che non mi annoio durante il giorno e molto spesso anche durante la notte,  quindi, per rispondere alla tua domanda, direi che dormo poco. Ma fortunatamente ho i social media manager che mi aiutano. Se non avessi loro sarebbe impossibile!

Ma quindi non è tutto rose e fiori?

C: Ovviamente no. Ci sono sempre screzi e opinioni discordanti, ma se ne parla civilmente.

Qualche volta ti incazzi?

C. Molte (ride). Ma sono fin troppo bravi e siamo come una grande famiglia quindi subito dopo un diverbio ci riappacifichiamo.

Ah le associazioni!! Penso che il nostro presidente avrebbe detto le stesse identiche cose, anche sul fatto delle incazzature. Torniamo a parlare con la nostra fonte.

Passiamo alle domande divertenti. Siete mai stati spottati?

Sì, e una persona in particolare è stata spottata diverse volte!

Ah, interessante la cosa. Abbiamo un gettonato/a dentro a Spotted. Voi avete mai spottato?

Sì, prima di entrare spesso. Anche per cose utili, eh.

Chi è stato spottato vi ha mai chiesto di essere messo in contatto con chi lo ha spottato? (scusate il gioco di parole)

Sì come no, siamo un po’ il “cupido” della situazione. Anche in questo caso, però, l’anonimato della persona che spotta è garantito fino a che non ci dà il consenso di svelare la sua identità alla persona spottata.

Abbiamo capito che l’anonimato è sicuro, vero?

Hai uno spot preferito?

In realtà no, ma mi mancano tanto quelli dopo Mesiano!!

Mesiano, già, altra vita! Ovviamente vorrei chiedere molto altro ancora ma niente, l’anonimato è garantito – ripeto in caso non si fosse capito.

Un’ultima domanda, come fai ad evitare la curiosità dei tuoi amici?

Nessuno sa niente, neanche i miei amici stretti. La voce si spargerebbe, le uniche persone che lo sanno sei tu e un’altra persona!

E con tutta questa pressione addosso chiudo la chiamata zoom. Penso che è davvero divertente che chiunque vicino a noi, dall’amico/a al compagno/a di corso, possa essere Spotted. Fa tanto “Gossip Girl” no?

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