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Fare teatro in tempo di Covid

Dopo cinque anni di scuola di teatro, alcuni svolti nella mia città al Sud e altri qui a Trento, stavo finalmente per intraprendere presso la mia associazione il percorso laboratoriale. Io e i miei compagni saremmo passati da una dimensione didattica ad una più attiva in cui, come veri e propri attori, guidati da un regista, avremmo costruito uno spettacolo da portare in scena. All’improvviso, a metà anno nel bel mezzo delle prove, tutto si è interrotto per colpa del virus. Dopo un periodo iniziale di smarrimento, però, di fronte alla prolungata chiusura dei teatri, non ci siamo abbattuti e abbiamo trovato un’altra strada: grazie al nostro regista abbiamo trasformato lo spettacolo in un radiodramma, diventando dei doppiatori e svolgendo le prove via Zoom! Ora ci stiamo organizzando per registrare in sicurezza ognuno la propria parte e caricare il testo su una piattaforma online. 

La mia piccola esperienza è un esempio di come, per un non professionista, continuare a fare teatro in questo periodo di pandemia sia possibile.  L’importante è sapersi reinventare. Si può lavorare su testi pensati per l’ascolto come i radiodrammi (Dürrenmatt, Beckett e Brecht sono alcuni degli autori più celebri del genere) o su testi interpretabili singolarmente come i monologhi (Stefano Benni, per esempio, ne ha scritti diversi brevi e divertenti). Con un po’ di fantasia si possono anche adattare spettacoli già pronti.  Lo scorso anno ad esempio, l’attrice Cecilia Moreschi, non potendo portare a termine la tradizionale recita del suo laboratorio in una scuola di Roma, ha trasformato lo spettacolo in un video di brevi monologhi recitati dai bambini al sicuro, nelle loro case, mentre venivano ripresi dai genitori. Una tecnica del genere potrebbe essere utilizzata anche da gruppi più adulti, con più esperienza e su testi più complessi. E chi invece proprio in questo periodo si stava avvicinando per la prima volta alla recitazione? Deve rinunciare al suo sogno? Non tutto è perduto perché varie scuole ed associazioni teatrali italiane, soprattutto quelle più piccole, stanno riorganizzando le loro attività didattiche pur di sopravvivere. Non potendo affrontare con i propri allievi i vari esercizi sulla fisicità o l’allestimento di un saggio finale, queste realtà stanno puntando sulla dizione o sull’interpretazione, aspetti su cui è possibile lavorare anche a distanza.

Ecco quindi brevi corsi o laboratori sulla lettura di racconti o testi teatrali, sull’approfondimento di determinati generi come la commedia o il radiodramma, incontri teorici di storia del teatro e così via. Queste attività poi, essendo brevi, in genere hanno costi più accessibili. Per questo motivo consiglio a chiunque sia attratto dal teatro di non lasciarsi scoraggiare dalla pandemia e di informarsi sulle realtà della propria città. Le attività a distanza permettono un primo approccio al mondo teatrale e forniscono le prime abilità per lavorare dal vivo in futuro, un futuro che spero sia per tutti il più vicino possibile.

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