PopLar25 Day 2 – Musica oltre i suoi confini

Il Poplar ha spopolato anche nel 2025. Lo conferma ancora una volta la strepitosa line-up della seconda serata, qui raccontata, che mescola novella gioventù – Gioia Lucia, Bais – e gruppi musicali avviati al successo – L’Imperatrice, Il Mago del Gelato, Franc Moody. Salendo al Doss Trento si raggiunge la cima della collina nota per il mausoleo dedicato a Cesare Battisti. Un palcoscenico pieno di Storia in cui la musica è la vera protagonista, con tutte le sue derivazioni più all’avanguardia.

E con un occhio al futuro, come dimostrano le performance visionarie degli artisti che ho avuto modo di ascoltare. Tra questi, Bassolino ha dato prova di una strepitosa capacità di unire tradizioni passate – canzone napoletana, jazz, musica classica – con sperimentazioni armoniche ardite e mai scontate. Prima dell’esibizione, riesco ad intercettare Dario – questo il nome di Bassolino – che mi racconta qualche curiosità sulla sua formazione e sulle sue ispirazioni. Nel primo caso, il pianoforte e la cultura napoletana hanno rivestito un ruolo cruciale per il suo sviluppo come artista. Successivamente ha trovato maggiore gratificazione dalla scrittura e dalla composizione, appassionandosi al cinema e alla cultura tout-court. Il primo brano – Napoli Visionaria – è come un film che però non esiste. Grazie alla prestanza fisica dei musicisti sul palco, i suoni si fanno più vividi nella mente di chi ascolta. La resa finale è vigorosa e potente. Sorprende in particolare la tecnica pianistica di Dario, che si diletta in lunghe improvvisazioni alle sue due tastiere.

Mentre conversavamo assieme, ha parlato spesso di quanto il cinema lo abbia ispirato nella scrittura. Cita per esempio i film di genere italiani – come il giallo e l’horror – e menziona grandi registi quali Dario Argento e Mario Bava. La sua musica ha una netta somiglianza con le colonne sonore dei film a cavallo degli anni Sessanta e Settanta, molte delle quali portano la firma di un celebre complesso rock, i Goblin.

La loro influenza – come l’elettronica e il prog – si sente dalla presenza dei sintetizzatori, della chitarra e del basso elettrico. Si colgono altresì delle suggestioni dal cinema americano di fantascienza, come Blade Runner di Ridley Scott e le musiche dei Vangelis. Città Futura, il secondo pezzo, presenta in apertura un tema che rimanda alla mente le sigle televisive di programmi storici quali X-Files e The Twilight Zone.

La musica è letteralmente un viaggio attraverso i meandri più oscuri dello spazio, inteso sia come luogo fisico, in cui i suoni si propagano nell’ambiente, sia come luogo astratto, in cui convergono stili diversissimi tra di loro. Per un attimo si percepisce il canto in dialetto napoletano, prima che questo tramuti verso melodie dai connotati arabeggianti, oppure passaggi radicati nella cultura mediterranea. Tra un pezzo e l’altro, Dario ribadisce il suo interesse per il cinema e ricorda l’importanza di autori cruciali per il Novecento – Mario Monicelli, Ettore Scola – la cui memoria è stata sotterrata e presto dimenticata. Purtroppo è il destino che spetta agli artisti di indole rivoluzionaria e audaci nelle scelte. Pur sapendo che questo causa una minore considerazione da parte dell’industria mainstream. Anche la musica, se espressa con linguaggi estesi in termini geografici e temporali, rischia di venire estromessa o rimanere incompresa.

Il pubblico del Poplar è però propenso alle nuove proposte: la gente osserva con interesse e ascolta con piacere. Sono attratti dal fascino della musica di Dario e dal virtuosismo dei musicisti presenti sul palco. Scambiando due parole con le persone, ho modo di constatare come venga apprezzato il coraggio di chi apra nuove vie nel campo della sperimentazione sonora, anche non curandosi delle mode e delle logiche comuni.

In poche parole, uscire dalla comfort zone: è un invito rivolto al pubblico del Poplar per scoprire e ascoltare con la mente accesa. Ogni edizione ha saputo rinnovarsi, accogliendo artisti di qualsiasi età, provenienza e stile: chi è famoso e chi prova a farsi un nome, chi canta da solo e chi suona in gruppo.

Nell’ultimo caso, i prossimi ad attirare l’attenzione nella serata di venerdì sono I Mago del Gelato. Il sole sta per tramontare, ma sembra che il meglio debba ancora arrivare. Se prima le persone presenti si contavano a vista, in pochi minuti la folla aumenta. Nel momento in cui il bassista del gruppo parte con il primo assolo, le persone accorrono sotto al palco per ascoltare una giovane band italiana in forte crescita. Non a caso, Trento è l’ultima tappa di un lungo tour estivo durante il quale hanno suonato in diverse città, sulla scia del lancio del loro album di debutto – Chi è Nicola Felpieri? – ricevendo il plauso dalla critica. Il groove della batteria vibra nelle scarpe, i riff delle chitarre scorrono dalle gambe alla testa come un fluido. C’è un’energia che spinge le persone a ballare e cantare al ritmo della musica, quasi come se i loro corpi fossero collegati all’amplificatore degli strumenti. I brani sono solari, pieni di luce e colore: la regia illuministica asseconda la wave con effetti azzeccati, variando l’intensità dei fari in base all’andamento della musica. Come descritto poco prima con Bassolino, anche I Mago del Gelato trasmettono un senso di spazialità, per come espandono i confini dei suoni.

Il Poplar è partito come un festival dedicato ai giovani, organizzato in una città che di fatto è sede di importanti istituzioni universitarie. Ma negli ultimi anni, e in particolare da questa edizione, ha reso l’esperienza ancora più fluida e aperta a qualsiasi passante o curioso, giovane o anziano, solo o sposato. L’ultima persona con la quale mi intrattengo, è un padre di famiglia venuto appositamente dalle Marche con la moglie e il figlio. Un trio inconsueto rispetto alla maggioranza, che si diverte però come tutti gli altri.

Il Poplar è un’opportunità per approfondire un lato inedito sul panorama musicale – italiano e internazionale – avventurandosi all’esplorazione di mondi sonori che partono dalle nobili origini del jazz e del rock, per arrivare alla modernità grazie alle innovazioni nel campo dell’elettronica e del digitale. Una formula vincente? Io credo di sì. È più di semplice intrattenimento: è un’esperienza culturale.

In un momento storico come quello che stiamo vivendo adesso, in cui assistiamo a guerre e tentativi di cancellare le identità di interi popoli e nazioni, la musica ci rammenta che non esistono confini o barriere: una melodia araba può sposarsi con la canzone napoletana, la complessità armonica del jazz può integrarsi con sonorità più orecchiabili. Si può essere precisi e rigorosi nella fase di scrittura, e poi lasciarsi prendere dalla foga quando si suona dal vivo. Un evento come il Poplar aiuta a ricordare quanto abbiamo la necessità di condividere le nostre passioni con gli altri, anche in un luogo piccolo come la cima di una collina. L’entusiasmo che ho visto questa sera non sarà la soluzione ai mali della Terra. Ma il sorriso di una ragazza, o l’abbraccio di una coppia davanti al palco, mi suggeriscono che permanga la voglia di vivere, ballare, parlare, e di guardare al futuro con positività.