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Grand Final

Attenzione: questo articolo contiene SPOILER su 1994.

Tutte le cose belle finiscono: il primo amore, l’estate, un piatto di parmigiana di melanzane. Anche 1994 è finito e lascia un vuoto incolmabile nei nostri venerdì sera, ma anche tanti, troppi bei ricordi.

Di questa serie ci mancherà tutto: dalle frasi ad effetto di Leonardo Notte agli occhi tristi e malinconici di Veronica Castello, dalla violenza di Pietro Bosco al sigaro di Antonio Di Pietro e infine il sorriso sornione di Silvio Berlusconi, vero protagonista della serie.

L’ultimo capitolo inizia con la chiusura del processo del secolo, il Processo Cusani. Contestualmente, dopo essere venuto a sapere che il Ministero di Giustizia ha avviato una nuova inchiesta segreta su di lui, anche il magistrato Antonio di Pietro si toglie letteralmente la toga di pubblico ministero per rimettersi i panni dell’uomo comune davanti ai colleghi increduli nell’aula di Tribunale.

Anche per Pietro Bosco è arrivata l’ora della fine dei conti, l’ora in cui la vendetta inarrestabile spingerà il deputato leghista a compiere il gesto estremo che noi tutti sapevamo avrebbe compiuto, ma che in fondo speravamo non compisse. Tutti noi abbiamo creduto fino in fondo che Pietro potesse cambiare, esattamente come lui (e noi con lui) credeva di poter cambiare l’Italia, ma tutto rimane immobile, questo paese e la natura degli uomini rimangono sempre gli stessi; parafrasando Tomasi di Lampedusa, tutto cambia perché nulla cambi.

È il momento della verità anche per Leonardo Notte e a chiedergliela è la sua promessa sposa, la sua complice nella vita Veronica Castello. È stanca dei soliti sotterfugi, delle solite frasi ad effetto che incantano. “Ma perché vuoi sapere la verità? La verità non piace a nessuno” le scriverà Leo in una lettera-confessione che lei non leggerà mai. Il segreto inconfessabile dell’ormai ex consigliere del Cavaliere è che è stato “un drogato, uno spacciatore e un assassino”, un uomo che è sceso negli abissi più profondi dell’animo umano e che è capace più di tutti di compatirlo e perdonare quella coscienza che è sporca solo perché è stata utilizzata.

Si conclude così il 1994, con la sfiducia della Lega al governo, lo sguardo di Bosco commosso rivolto al mare e l’arrivo di Berlusconi in elicottero per fare da testimone al suo fido faccendiere. Con alcune cadute nel trash (il balletto con le maschere sulle note di Che cos’è l’amor che faceva un po’ Eyes wide shut, ma brutto) e melodrammi da soap opera si chiude così la storia dei personaggi.

Lo spettatore potrebbe rimanere deluso da questo finale, forse un po’ insipido, da fiction all’italiana, ma non deve temere perché è con la l’ultimissima puntata che la serie si consacra definitivamente a mito.

Con un salto temporale di diciassette anni ritroviamo tutti i nostri personaggi a pochi giorni dalla caduta dell’ultimo governo Berlusconi.

Leonardo Notte, residente nello skyline londinese, possiede una compagnia di aerei privati. Coinvolto in uno scandalo e sommerso dai debiti, decide di tornare a Roma per chiedere aiuto al Berlusca.

Veronica Castello, ormai ex moglie del rampante imprenditore, ha appena voltato le spalle al governo passando tra le fila dei democristiani e lotta come una tigre per non essere coinvolta nella storia dei balletti di Palazzo Grazioli.

Pietro Bosco, uscito dal carcere per rivelare l’inconfessabile segreto al figlio avuto da Veronica e cercare di riparare in qualche modo alle sue colpe.

Infine c’è lui. Il vero protagonista della puntata è invecchiato, stanco, attaccato e screditato da tutta Europa per gli scandali sessuali. È il Silvio Berlusconi con il cerone, i denti finti scintillanti e il trapianto di capelli. È un Silvio Berlusconi che ha perso il suo smalto, odiato dalla gente e disprezzato dai suoi stessi ministri. È il Silvio Berlusconi che alla fine cede e finalmente rivela la sua natura, il suo fascino di cavallo indomabile che ha sempre fatto quello che ha voluto e non è mai stato manovrato da nessuno. Lui è stato l’artefice del proprio destino, non Leonardo Notte, ed è sempre lui ad aver distrutto con le sue stesse mani la sua figura istituzionale e personale.

Leo non è quel visionario che ha sempre creduto di essere, ma è esattamente come tutte quelle persone di cui si sente l’eco festante in piazza. Come ricorda Scaglia, passato alle dipendenze di Notte dopo la delusione delle dimissioni di Di Pietro “Sono le stesse persone che urlavano “di Pietro, di Pietro”, o quelle che votavano Berlusconi nel ’94 o quelle che tiravano le monetine a Craxi o quelle che hanno rieletto Berlusconi altre 2 volte”. Sì, Leonardo Notte come tutti noi siamo quelle persone, quegli italiani, siamo stati e siamo tutt’ora quell’Italia e ascoltando la voce di Manuel Agnelli cantare “Due ciminiere e un campo di neve fradicia/ Qui è dove sono nato e qui morirò” non possiamo che dire ridacchiando tra noi “però quanto ci siamo divertiti”.

Dedicato a G.

Potete leggere le recensioni precedenti ai seguenti link:

Erica Turchet

Studentessa di Studi internazionali presso l'università di Trento

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