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“Farfalla”: una chiacchierata con l’autore

Il 18 maggio 2020 lo scrittore e poeta trentino Mattia Zadra ritorna sulla scena letteraria con il suo nuovo romanzo “Farfalla” edito con Chance Edizioni (Roma). Un romanzo esistenziale e nostalgico che conserva, tuttavia, un forte messaggio di speranza: la rinascita. La pubblicazione di “Farfalla”, infatti, si lega al Trentino Tree Agreement, il progetto che raccoglie donazioni per la ricostruzione dei boschi trentini dopo la terribile tempesta Vaia, che nell’ottobre 2018 ha distrutto 4 milioni di metri cubi di alberi. Ogni due copie vendute corrisponderanno ad un albero piantato e il rimboschimento sarà ricordato dall’affissione di una targa commemorativa all’interno della foresta dedicata a tutti i lettori del romanzo. Anche se virtualmente, abbiamo chiesto a Mattia di parlarci un po’ del suo romanzo in una breve intervista.

Ciao Mattia, è da poco stato pubblicato Farfalla, un romanzo dal sapore esistenziale che accompagna il lettore a riflettere sulla precarietà delle cose e delle persone. Ti andrebbe di spiegarci l’origine della tua ispirazione? È un tema su cui riflettevi da molto oppure c’è stato un evento che ha segnato particolarmente la tua vita e ti ha portato a scrivere?

Ciao Francesca! Grazie della chiacchierata, seppur virtuale, è un piacere!
Non so dirti se ci sia stato un episodio in particolare a condizionarmi. Sicuramente il lavorare in ambiente oncologico mi ha fatto fare i conti con il dolore e la sofferenza altrui, cosa che può aver sviluppato in me questo tipo di sensibilità. In generale, comunque, quello di cui mi piace parlare è l’empatia, credo sia questo il tema centrale del libro (quantomeno nelle mie intenzioni). Vivo nella convinzione che, laddove ci si veda prima di tutto come esseri umani, con maggiore premura e comprensione per il prossimo, non possano che esserci anche più serenità e meno conflitti.

Da dove nasce il titolo del romanzo?

La farfalla per me è un simbolo potentissimo, racchiude in sé la fragilità di una vita che dura poco più di un battito d’ali ed è l’indicatore di una natura sana e incontaminata. In sé porta quindi due degli argomenti che tratto all’interno del romanzo, non solo la precarietà della vita, ma anche il tema ambientale, altra cosa che, assieme all’empatia, mi sta molto a cuore.

Nella conferenza stampa hai parlato di un’evoluzione: dal bruco in crisalide fino a trasformarsi in un nuovo organismo, una farfalla o una falena. Senza farci spoiler, puoi spiegarci meglio la differenza tra queste?

La farfalla, come detto sopra, racchiude in sé più significati ed era quindi la scelta migliore per raccontare (o forse più evocare) in una parola l’essenza del romanzo. In verità poi, all’interno del libro, le due figure coesistono e rappresentano l’eterno dualismo Giorno/Notte, Luce/Buio, Bene/Male. Attraverso la loro contrapposizione si vede l’evoluzione del protagonista, che da bruco si fa crisalide e si trova poi davanti ad un bivio, il dover scegliere in che forma uscire dal proprio bozzolo. Non a caso l’ultima sezione del libro si intitola Farfalla/Falena, ed è dove si vedrà questa rinascita.
Per sapere in quale forma, però, tocca leggere il libro!

Farfalla non è stato il tuo primo romanzo. Nel 2010 hai pubblicato Vedere. Quando è nato il tuo interesse per la letteratura? Hai iniziato a scrivere da “autodidatta” oppure hai studiato o hai seguito dei corsi di scrittura?

L’interesse per la letteratura è nato nella maniera più comune, con la passione per la lettura. I libri erano e sono il mezzo attraverso il quale riesco a vivere in maniera più vivida e tridimensionale le storie che mi vengono raccontate. Leggere per me è un po’ come fare un’immersione in un altro mondo, esserci dentro, viverlo. Ho iniziato a passare “dall’altro lato della pagina” a 18 anni, dopo aver letto il romanzo “Soffocare”, di Chuck Palahniuk. Lì ho scoperto una forma di espressione ancora più libera di quanto già non fosse per me la scrittura, una dimensione più “comoda”, nelle mie corde. La sera stessa in cui ho chiuso per l’ultima volta quel libro ho iniziato a scrivere la prefazione di quello che poi è diventato “Vedere”. È stato un po’ come togliere un blocco, da quel momento in poi la scrittura è diventata una presenza costante nella mia vita, se non addirittura necessaria. Per scrivere non ho seguito corsi, ma in ogni libreria che si rispetti ci sono fior fiori di maestri pronti ad insegnare attraverso ciò che hanno scritto. La miglior scuola di scrittura, per me, è un libro letto sull’amaca, o sdraiato in un prato.

Quali sono stati, o sono tutt’ora, i tuoi autori di riferimento?

Al già citato Chuck Palahniuk, che è stato il primo autore a cui mi sono ispirato, nel tempo se ne sono aggiunti altri, ciascuno con le proprie caratteristiche e peculiarità da cui attingere. Per “Farfalla”, in particolare, credo di essere debitore nei confronti di Murakami, dal quale ho cercato di apprendere la narrazione onirica fatta di simbolismo e suggestioni. Dal solito Palahniuk, invece, ho preso l’esatta antitesi, il suo cinismo, la sua crudezza. Questi due approcci, o stili se preferisci, sono quelli che a mio parere meglio rappresentano il dualismo farfalla/falena di cui parlavamo prima. In “Farfalla” ho cercato di equilibrarli, mescolarli, e dar maggior risalto all’uno o all’altro in base alla fase della narrazione in cui ci si trova. Nel corso della lettura si potrà vedere quale dei due prevarrà.

Domanda a trabocchetto: quando scrivi sei un lupo solitario o ti piace circondarti di gente, confrontarti con qualcuno, accogliere le opinioni altrui?

Di base mi sento molto più sul versante del lupo solitario, ma questo non significa che si debba scadere nell’estremismo. Esistono delle persone nella mia vita (e meno male) con le quali mi piace condividere ciò che ho elaborato nella mia fase “lupesca”, e spesso capita che proprio parlandone con loro mi arrivino dei suggerimenti interessanti che poi metto in pratica, oppure la lettura di certe sfumature che io stesso non avevo colto a pieno. La persona che più di tutte mi affianca e mi stimola in questi scambi è sicuramente Silvia, la mia ragazza. Lei ormai è la mia editor di fiducia, ci confrontiamo costantemente sia in fase di sviluppo che in corso d’opera e non appena finisco di scrivere qualcosa viene passato al vaglio della sua penna rossa. E non ti credere, sarà pure la mia ragazza, ma con quella penna in mano non guarda in faccia nessuno!

Al giorno d’oggi noi “creativi” arranchiamo un po’ di fronte al mondo del lavoro, per questo la domanda sorge spontanea: hai deciso di dedicarti interamente alla letteratura o credi che dovrai affiancare la tua passione a qualcos’altro?

Sono un sognatore, ma un sognatore che un paio di volte al giorno ha fame e che ha bisogno di un tetto sotto cui dormire, quindi tocca essere pure un po’ realisti. Vivere di sola scrittura è un privilegio che spetta a pochi, solo una grande tenacia (o, per alcuni, una grande furbizia) consentono di arrivare a questo risultato, e a volte nemmeno questo basta.
Io sono uno che ci spera, faccio del mio meglio e cerco di imparare ogni volta che ne ho l’occasione. La mia fortuna forse sta nel fatto che la mia è una scrittura “egoista”, una cosa che faccio prima di tutto per me, a prescindere da quale potrà essere il risultato.
Non so se vivrò mai da scrittore, ma so per certo che se così non sarà, quantomeno morirò provandoci.

Che consigli daresti agli aspiranti scrittori?

Dare consigli può risultare arrogante, io sono tra quelli che ancora stanno imparando e non so se mi sento di poterne dare. Mi limito a dire che secondo me quello dello scrivere è un mestiere che va alimentato prima di tutto con la passione, senza mirare a fama, soldi e quant’altro. Questa passione poi dev’essere incanalata in qualcosa che si sente il bisogno o desiderio di raccontare, tenendo sempre a mente che il primo lettore interessato dev’essere l’autore stesso.

A cosa è dovuto il desiderio di legare la pubblicazione del tuo romanzo al Trentino Tree Agreement che raccoglie donazioni per la ricostruzione dei boschi trentini dopo la tempesta Vaia? È in quei boschi che hai scritto qualche pagina del tuo romanzo?

Il movente è senz’altro il mio amore per la natura, in particolare per i boschi del Trentino che tanto amo. Chi mi conosce sa che l’ambiente è in cima alle mie priorità, da sempre cerco nel mio piccolo di contribuire in suo sostegno, ma purtroppo i mezzi economici di cui sono capace sono piuttosto ridotti. Con la pubblicazione di “Farfalla” ho visto un’opportunità, volevo che alla mia soddisfazione personale si aggiungesse anche un contributo concreto per una causa in cui credo. Per questo il libro è stampato su carta certificata FSC, quindi senza impatto ambientale, e sempre per questo ho deciso di donare la mia parte di guadagno sulle copie consegnate direttamente da me al progetto del Trentino Tree Agreement. È per me una sorta di regola karmica: ogni volta che ricevo qualcosa di buono, cerco di dare a mia volta qualcosa di buono agli altri, in questo caso ai nostri boschi.
Benché non abbia scritto direttamente in quei posti, per me il bosco e la natura rappresentano un luogo di ricarica, dove rigenerarmi e concedermi il lusso di ascoltarmi. L’idea iniziale era quella di limitare questa iniziativa alle prime 100 copie, ma in meno di una settimana gli ordini sono stati superiori a tal numero, portandomi alla decisione di rinnovarla per altre 100. Non ho numeri effettivi alla mano perché fortunatamente continuano a cambiare, ma stando alle ultime cifre abbiamo superato quota 50 nuovi alberi da piantare. Se qualcuno volesse prendere parte a questo progetto, ci sono ancora diverse copie acquistabili, sarà sufficiente scrivere un messaggio ai miei profili social per farsi spedire una copia del libro e aiutare i nostri boschi a ricrescere.

A questo proposito quanto credi che i luoghi siano importanti per lo sviluppo della propria creatività? Ci potresti svelare i tuoi nascondigli preferiti?

Quello che ti posso dire è che per la mia esperienza personale avere un luogo in cui sentirsi comodi nello scrivere è abbastanza fondamentale. Non parlo di comodità in senso pratico, parlo di una comodità diversa, di un ambiente in cui non essere distratti, in cui avere tutto ciò di cui si ha bisogno e niente più. Per me uno di questi posti è rappresentato dalla mia amaca, ne ho una appesa nello studio che mi son ritagliato in casa ed è lì che il più delle volte, col taccuino a portata di mano, mi piace stendermi a riflettere su quanto sto scrivendo. Poi ovviamente ci sono gli spazi all’aperto, quei posti nel verde in cui anche se l’intento principale non è quello di scrivere, il riuscire a distendere la testa consente, come gradito effetto collaterale, di far affiorare cose che prima non riuscivo a vedere. Se vuoi indicazioni più precise su dove si trovino questi posti, però, mi tocca deluderti. Mi piace che quei piccoli angoli di mondo siano a loro modo nascosti, quindi mi scuserai se ne sono un po’ geloso ahah.

Domanda inevitabile: come hai affrontato e come affronterai l’emergenza sanitaria? Quanto il COVID-19 ha influito sulla tua pubblicazione? Quali sono i tuoi progetti per la tanto attesa fase 3?

Il lockdown iniziale l’ho affrontato come un’opportunità per dedicare più tempo ai progetti che avevo in sospeso, dalla pubblicazione di “Farfalla” alla stesura di un nuovo romanzo che conto di finire di scrivere nei prossimi mesi. Sicuramente far uscire un libro in questa situazione rappresenta una sfida, ha tanti svantaggi, primo su tutti il non poter avere un rapporto diretto con le persone tramite le presentazioni e nel mio caso ha anche cancellato un evento particolare, che avrebbe dovuto essere la prima presentazione ufficiale al Salone del libro di Torino.
Anche qui però voglio trovare il risvolto positivo; questa situazione mi ha permesso di spedire i libri nelle case dei lettori facendoli passare direttamente tra le mie mani, creando comunque un ponte diretto con ciascuno. Inoltre, da quanto posso vedere, in queste prime due settimane sono state diverse le persone che hanno manifestato il loro interesse, molte delle quali non rientravano tra le mie conoscenze dirette e che ora ho potuto accogliere con piacere!
Per la fase 3 uno degli obbiettivi è sicuramente quello di muovermi in giro per l’Italia con il mio libro sottobraccio. Una delle prime tappe sarà senz’altro La Chanceria di Roma, la libreria indipendente che i miei editori hanno aperto creando un nuovo posticino prezioso nel mondo. Poi conto anche di riabbracciare (ma forse più metaforicamente viste le ordinanze) tutti gli amici del circuito della Lega Italiana Poetry Slam che sono sparsi qui e là per l’Italia.

Grazie Mille Mattia per questa intervista; ci salutiamo con la speranza di poterci incontrare in occasione della tua prossima pubblicazione, speriamo non attraverso uno schermo!
Grazie ancora sia a te che a “L’Universitario” per l’attenzione che avete dedicato a me e al mio libro, lo apprezzo davvero molto. Spero che quanto avevo da dire vi risulti interessante, così che il piacere dell’intervista sia un piacere condiviso.

CENNI BIOGRAFICI E CONTATTI

Mattia Zadra è uno scrittore e poeta trentino. Oltre ad aver pubblicato numerosi scritti tra racconti, romanzi e raccolte di poesie, si occupa di spettacoli, workshop di scrittura e poetry slam ed è a capo del collettivo artistico AltroVerso, nato nel 2019. 

Contatti

Mattia Zadra                        https://m.facebook.com/mattia.zadra.scrittore/

https://www.instagram.com/mattia.zadra.scrittore/

Chance Edizioni                   https://chanceedizioni.com

https://www.facebook.com/ChanceEdizioni/

Trentino Tree Agreement      https://www.trentinotreeagreement.it

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