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Gli Stati Uniti all’alba delle elezioni presidenziali

Biden o Trump? Gli statunitensi sono chiamati a scegliere tra l’attuale Presidente e un veterano della politica, tra chi ha gestito la pandemia e chi invece ha navigato tra le stanze dei bottoni per più di quarant’anni. Chi presenterà la ricetta migliore?

Mancano poche ore e a breve sapremo chi si insedierà alla Casa Bianca. Un’elezione tutto sommato atipica: il risultato è uno dei più attesi degli ultimi dieci anni, secondo soltanto a quello di quattro anni fa, quando ormai era data quasi per certa la vittoria dell’avversaria di Donald Trump, Hillary Clinton. Per molti aspetti, la sconfitta dem era inaspettata: i giornali e i sondaggi la davano per vincitrice e sulla carta, osservando il voto popolare, era così. Tuttavia, la campagna repubblicana seppe sfruttare abilmente il sistema elettorale americano: il Tycoon newyorkese vinse negli Stati chiave e si guadagnò la preferenza dei grandi elettori entrando così nello Studio Ovale, sotto lo sguardo sgomento o divertito di molti osservatori internazionali. Perciò, anche se i sondaggi danno Biden in vantaggio nel voto popolare, le previsioni in alcuni stati molto combattuti invitano alla cautela: l’imprevedibilità è sempre dietro l’angolo.

Donald Trump durante un comizio (Photo Credits: Il Riformista)

La domanda bisogna porsela adesso: Donald Trump può sperare in una rielezione? L’unica risposta che si potrebbe suggerire è sì, l’idea che lui rimanga ancora in Pennsylvania Avenue four more years non è così lontana dalla realtà dei fatti. Perché potrebbe vincere? Andiamo in ordine cronologico, concentrandoci qui sulle tematiche di politica interna e rimandando ad approfondimenti precedenti per quanto riguarda le battaglie pro-life della Casa Bianca e la politica estera dell’attuale amministrazione.

La politica interna sotto l’amministrazione Trump

L’anno è il 2017, i primi giorni della nuova Presidenza. Donald Trump ha appena giurato, il suo mandato è iniziato. La maggior parte dei giornalisti è scettica verso il nuovo Presidente, convinti che la sua ascesa consacri l’America alla Storia destinandola alla scomparsa nonché al ricordo. Lo scetticismo, è giusto ricordarlo, rimane tuttora: Trump potrebbe essere rieletto. Nel frattempo basta sorvolare con l’occhio i quotidiani statunitensi (e i dati) per rendersi conto della reale situazione transatlantica.

I suoi passi più controversi nella stanza dei bottoni sono stati, in ambito medico ed ambientale, l’eliminazione dell’Obamacare e il ritiro dall’accordo di Parigi, così pure la disfida di Davos tra il Presidente e Greta Thunberg. Dal punto di vista dell’ambiente, dal 2017 l’inquinamento dell’aria sul suolo USA è sceso di circa sette punti percentuali (negli ultimi tre anni le PM10 sono calate del due percento). Nel 2018, inoltre, Donald Trump ha firmato il Save our seas act che impegna il governo e le istituzioni federali a lavorare per evitare che gli oceani su cui si affaccia l’Unione continuino ad essere la discarica di lavorazioni industriali. È stata approvata una serie di leggi sull’ambito medico volte, tra le altre cose, a ridurre la mortalità della madre nel corso della gravidanza o del parto oppure a finanziare la distribuzione di farmaci per la lotta contro l’AIDS (guerra che, stando a The Hill, Trump vuole vincere ad ogni costo).

Un altro ambito controverso è il razzismo di Donald Trump: il Presidente è stato più volte criticato per alcune sue affermazioni rivolte agli afroamericani, ai latinoamericani e agli indiani d’America. La morte di George Floyd e le proteste che ne sono seguite non hanno di certo aiutato a dirimere questa matassa che, al pari delle accuse di sessismo, definisce la cifra di molte argomentazioni e del dibattito. Tuttavia, sul punto vi è chi- come il romanziere Bret Easton Ellis, di area liberal, ha evidenziato molto bene come la left side statunitense – e di concerto anche quella europea – abbia inaugurato nei confronti di Donald Trump; una campagna elettorale e mediatica completamente opposta al naturale indirizzo politico del partito dell’Asino. Nella sua recente raccolta di saggi White, l’autore di American Psycho infatti ritiene che con strategie ben diverse poteva essere sconfitto. A Donald Trump piace provocare ed è- per usare un eufemismo- spesso sopra le righe, ma non sempre ciò che dice corrisponde al vero.

Da un punto di vista sociale, tra i principali traguardi che la Presidenza può rivendicare ci sono le diverse leggi promosse nel 2019 per tutelare i nativi americani Spokane, tra cui la preservazione della cultura tribale e la compensazione dei territori a loro sottratti. Per quanto riguarda le disuguaglianze di genere, un articolo di Rosaria Bitetti sul Foglio esemplifica come Trump abbia fatto sì che le industrie americane potessero puntare sulla concorrenza salariale come incentivo per diminuire il gender pay gap statunitense, piaga sociale cui aveva tentato di porre rimedio Barack Obama, creando però l’effetto opposto. O ancora, l’emanazione del FOSTA e del SESTA, il cui obiettivo è impedire la diffusione di materiale pedopornografico e del traffico sessuale di essere umani. Sul versante razzismo, invece, è passato pressoché inosservato il First step act: passato col supporto anche dei democratici, si tratta di un percorso di riabilitazione creato ad hoc per tutti coloro che sono stati incarcerati per reati minori, del quale hanno beneficiato soprattutto afroamericani o latinos. In generale, Trump sembra riscuotere un maggior successo con le minoranze etniche rispetto a quattro anni fa. Oppure, parallela alla condanna dei movimenti antifa– le frange più radicali della sinistra americana- in seguito ai tragici fatti di Charlottsville era giunto anche il rifiuto di vedere il KKK o qualsiasi altra analoga associazione come una società pacifica e senza intenti sovversivi: in altre parole, i suprematisti WASP (White Anglo-Saxon Protestant) sono pericolosi per l’ordine civile.

Donald Trump durante uno dei comizi nel corso di questa campagna elettorale (Photo Credit: Afp)

L’economia statunitense negli ultimi quattro anni

Infine, ovviamente, non manca l’economia. In questi quattro anni la situazione è alquanto mutata: in diversi settori, complice anche il rientro in patria di diverse industrie che avevano localizzato, i posti di lavoro sono aumentati di 487 mila unità, soprattutto nel settore manifatturiero. Bene anche la crescita, che si era assestata sui due punti percentuali per quadrimestre. Invece, per quanto riguarda la crisi economica dovuta al Covid, sembra che gli Stati Uniti siano in netta ripresa, come testimonia l’ultimo dato: PIL statunitense in crescita del 33% dopo la picchiata del 31%, segnando un rimbalzo, anche qui, sempre di due punti (il tutto tagliando radicalmente le tasse alle imprese). E contemporaneamente sono diminuiti i sussidi di disoccupazione, segnando una ripresa anche nell’ambito delle assunzioni. La tempesta epidemica sembra essere quindi economicamente superata, sebbene si continuino a percepire gli strascichi, soprattutto nell’aviazione commerciale americana, l’ambito forse più colpito dal virus. Infatti, il settore è costretto a chiedere aiuti statali per poter sopravvivere, aiuti su cui lo stesso Presidente è pronto a scendere a patti: sarebbero pronti circa venticinque miliardi di dollari federali per salvare l’intero settore.

Basterà a Donald Trump per poter vincere un’altra volta? Oppure saranno Joe Biden e Kamala Harris che si insedieranno alla Casa Bianca, inaugurando un altro quadriennio democratico, puntando su una campagna elettorale che ha spesso attaccato duramente l’amministrazione uscente, cercando di fare proprio il malcontento dei detrattori di Trump? La risposta, ormai, è dietro l’angolo.

Alessandro Soldà

Classe 1996, mi sono laureato in Filosofia all'Università di Trento, dove proseguo gli studi con la specializzazione in Etica e Scienze delle Religioni. Oltre all'Universitario collaboro con Election Day.

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