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“Chi è il migliore? Io sono il migliore”: la superpotenza cinese alla ricerca della disuguaglianza di genere

Ha fatto scalpore la recente approvazione da parte del Ministero dell’Educazione cinese di un piano nazionale, ossia della “Proposta per prevenire la femminilizzazione degli adolescenti maschi”, volto a promuovere tra adolescenti e bambini in età scolare una maggiore attenzione all’attività motoria, favorita dall’assunzione di nuovi insegnanti di educazione fisica nelle scuole. Lo stesso presidente Xi Jinping si è espresso a favore di tale iniziativa, che potrebbe permettere alla Cina di diventare una superpotenza (anche) calcistica entro il 2050. In senso più ampio, a voler essere inculcata è l’aspirazione ad emulare modelli maschili di spiccata virilità, che guardino allo spirito dello yang, agli eroi di guerra, esempio di virtù, così distanti dai giovani e androgini membri delle boy band che stanno conquistando milioni di fan sulla scena locale cinese ed internazionale (e le cui orecchie, ornate da orecchini, sono state più volte oscurate da alcuni programmi televisivi). 

Nato dalla proposta avanzata a maggio dello scorso anno da un importante funzionario della Conferenza politica consultiva del popolo cinese, Si Zefu, il piano mira ad “evitare la femminilizzazione dei giovani maschi”, sempre più “deboli, effeminati e timidi”, a causa, secondo molti sostenitori del programma, di un’infanzia trascorsa in un ambiente eccessivamente accogliente e protettivo, nonché privo di figure maschili di riferimento forti. I bambini, figli unici nel rispetto delle politiche (in vigore dal 1976 al 2016) che miravano a contrastare il fortissimo incremento demografico della Cina, cresciuti ed educati da figure femminili, sarebbero infatti viziati e conseguentemente incapaci di relazionarsi tra loro, nonché di divenire “uomini veri”. È un utente del popolare social network cinese Weibo ad affermare, riporta il Post, che “è difficile immaginare che ragazzi così effeminati possano difendere il loro paese quando incomberà un’invasione dall’esterno”

Che tale percezione sia diffusa e condivisa da molti è provato dal fatto che sempre più genitori, preoccupati per una presunta inclinazione femminile dei propri figli, siano disposti a pagare decine di migliaia di yuan per mandarli in veri e propri campi di addestramento che, con faticose sessioni estive ed invernali, si pongono l’ambizioso obiettivo di forgiare lo spirito di bambini e adolescenti all’insegna di valori militari. È così che all’urlo di “Chi è il migliore? Io sono il migliore!”, migliaia di giovanissimi cinesi imparano il valore della cooperazione e della salvaguardia della patria, ma anche della competizione, spiega la giornalista Zhuang Pinghui in un articolo pubblicato dal South China Morning Post. Ad essere descritto è, inoltre, il duro addestramento a cui i camerati (così i bambini sono educati a chiamarsi tra loro) vengono sottoposti, dopo aver giurato di essere “ambiziosi e capaci come un’aquila, intelligenti e gentili come un delfino, pervicaci e pratici come un cavallo”. Vestiti da soldati, replicano gli scenari di guerra di famose battaglie, corrono a petto nudo in pieno inverno, fanno trekking nel deserto per una settimana, imparando ad essere indipendenti e responsabili, come confermano le testimonianze orgogliose di madri e padri, riportate dalla stessa Zhang Pinghui. I genitori dei ragazzi coinvolti, infatti, concordano con entusiasmo in merito alla “straordinaria efficacia” dell’esperienza e, in particolare, sull’abilità e competenza di Tang Haiyan, ex insegnante di educazione fisica a Pechino e fondatore nel 2012 del Boys’ Club, ai cui corsi hanno preso parte più di 20mila tra bambini e adolescenti. L’influenza negativa di un contesto scolastico il cui corpo docente è prevalentemente composto da donne è, a dire di Tang, indubbio: quando educati secondo valori prettamente femminili, come comportarsi in modo appropriato, l’essere silenziosi e non disubbidienti, i bambini sarebbero messi in una condizione di evidente svantaggio.

In una Cina, è evidente, sempre più aggressiva sostenitrice della perpetuazione e del radicamento di pericolosi stereotipi di genere, la possibilità di esprimere liberamente la propria identità viene lentamente soffocata. Nonostante le politiche di Deng Xiaoping, leader della Cina tra il 1978 e il 1989, volte a una riduzione del controllo sociale e giuridico operato dallo stato sulla vita privata degli individui, il Dragone torna a nutrirsi avidamente delle libertà dei suoi figli, per assumere definitivamente il ruolo di prima, vorace superpotenza globale. Ad essere accentuata, la disuguaglianza. Ad esserne vittime, bambine e bambini innocenti. Ad essere mortificato, il lento, talvolta doloroso, eppure inevitabile percorso che porta ciascuno di noi a prendere consapevolezza del proprio io, impossibile da intrappolare in disumane e ataviche politiche stereotipate e machiste, dettate da logiche di potenza, prevaricazione, violenza. 

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