22 maggio: Giornata mondiale della biodiversità

Il 22 maggio è la Giornata mondiale della biodiversità, un’iniziativa portata avanti dalle Nazioni Unite. Perché proprio in questa data? Perché il 22 maggio 1992 è stata adottata la Convenzione sulla diversità biologica, il trattato più importante in materia. È una giornata dedicata alla difesa ed alla tutela della biodiversità, nell’ottica di aumentare la comprensione e la consapevolezza riguardo ai problemi legati ad essa. Il concetto stesso di diversità biologica non deve essere letto in maniera statica, cioè come tutela di singoli esemplari di una specie, ma in maniera molto più ampia, senza tralasciare l’idea che il mantenimento della diversità è il valore, il vero valore, perché abbiamo una pluralità di ecosistemi che cambiano continuamente, mutano e si adattano a situazioni diverse.

È importante ricordare ogni anno questa giornata perché gli ecosistemi mondiali sono sempre più danneggiati e, in tutto ciò, la pandemia di Covid-19 ha contribuito ad evidenziare i rischi per la salute umana connessi alla biodiversità, dato che non vanno sottovalutate le interazioni che ci sono tra specie animali e vegetali e specie umana. Secondo una ricerca del WWF, negli ultimi 40 anni la popolazione globale di animali selvatici si è ridotta del 60% e, secondo le Nazioni Unite, un milione di specie è a rischio di estinzione, con un tasso in continuo aumento – tra gli animali a rischio ricordiamo le api, il panda gigante e l’orso polare –; inoltre, dal 1700 ad oggi, l’85% delle zone umide e il 66% degli ecosistemi marini sono stati distrutti. La situazione è drammatica e bisogna agire subito.

Per questo motivo il 20 maggio 2020 la Commissione Europea ha presentato una strategia sulla biodiversità per la decade 2020-2030 che, messa in atto l’anno scorso, si inserisce nell’ “EU Green Deal“, il progetto per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, che prevede misure sia preventive, come l’estensione di aree protette, che non, ad esempio la restaurazione degli ecosistemi danneggiati. In Italia, il Ministero dell’Ambiente ha preso parte al progetto “Natura 2000”, il principale strumento della politica dell’Unione Europea per la conservazione della biodiversità.

Insomma, non ci resta che cominciare davvero ad affrontare il problema in maniera seria e ad attuare delle misure che limitino gli sprechi e cerchino di risanare – almeno in parte – il grande danno che già abbiamo alle nostre spalle e che viviamo ogni giorno. Sì, perché siamo noi a estrarre risorse naturali in maniera insostenibile per gli ecosistemi e siamo sempre noi che emettiamo gas serra minacciando la biodiversità: la crisi ambientale è fortemente collegata al lavoro umano e a tutte le attività che svolgiamo quotidianamente. Si dovrebbe tendere, nell’ambito della protezione ambientale, ad attuare il più possibile misure preventive piuttosto che misure per ripristinare o arginare il disastro già avvenuto, ma questo oggi non è possibile perché servono freni drastici ed una rimessa in sesto il più veloce possibile.

Se non entriamo noi stessi nell’ottica che ogni elemento della biodiversità svolge una funzione che è utile non solo al funzionamento dell’ecosistema di cui fa parte, ma anche degli altri, sarà sempre più difficile affrontare il problema che ormai ci rincorre da diversi anni. Di esempi della grandezza della natura e delle forme con cui può stupirci ne abbiamo tanti: banalmente, ad esempio, le foreste che assorbono CO2 e preservano l’assetto del suolo arrivando fino a veri e propri valori socio-economici o culturali. Una ricchezza che viene conservata nel suo assetto naturale è destinata ad offrire opportunità migliori e maggiori rispetto ad un ecosistema mutato artificialmente dall’uomo: basti pensare che la biodiversità è la nostra fonte principale di cibo, che l’acqua potabile è legata all’esistenza di ecosistemi sani e che la maggior parte dei composti farmaceutici è di origine animale. Ad esempio, si è recentemente scoperto che i minuscoli denti di un organismo marino sono composti dal materiale più duro e resistente presente in natura; lo studio di questo materiale ha permesso successivamente di capire che il motivo di questa inusuale resistenza è il modo in cui le fibre si dispongono l’una sull’altra: dunque, si sta cercando di replicare questa caratteristica naturale per sfruttarla al massimo, assimilando la stessa tecnica di costruzione per altri materiali.

Perché, quindi, non collaborare con la natura rispettandola e trarre da essa tutte le potenzialità che possiede per trasformarle in un miglioramento anche per l’opera umana? Indubbiamente, infatti, arriva un momento in cui la biodiversità deve essere sfruttata e non basta solo la conservazione, perché in questo modo non potremmo servirci di tutti i vantaggi a cui abbiamo anche fatto riferimento, ma parliamo di uno sfruttamento sostenibile, limitato comunque dal fine ultimo, ossia la protezione dell’ambiente. Il fatto molto interessante è che da questo utilizzo delle risorse traggono benefici molti più soggetti rispetto a quanti compiono concretamente lo sfruttamento. Sono le aziende in primis che mettono in atto piani e studi per impiegare al meglio le risorse della natura e della biodiversità, ma dall’altro lato c’è l’umanità intera che ne giova e non solo: anche le imprese stesse che operano in un’ottica di guadagno economico fanno arricchire popolazioni locali che scoprono per prime una risorsa e ne riconoscono le proprietà; questo intendiamo quando parliamo degli interessi dei regimi internazionali e degli effetti diretti delle misure sull’economia.

Cosa possiamo fare concretamente?

Ognuno di noi può avere un ruolo da giocare. Ciò che scegliamo di acquistare o di mangiare o il mezzo con il quale decidiamo di spostarci influiscono, in un modo o nell’altro, sull’ambiente e sulla biodiversità. Delle azioni, o meglio delle scelte, sostenibili quotidiane possono essere queste:

  • Acquistare alimenti stagionali, prodotti locali/a km 0 e ridurre il consumo di carne;
  • evitare l’acqua imbottigliata prediligendo quella del rubinetto e bottiglie riutilizzabili;
  • cercare di produrre meno rifiuti;
  • usare saponi semplici e convenzionali abbandonare quelli antibatterici, perché i composti chimici presenti possono contaminare l’ambiente raggiungendo laghi e fiumi e causare problemi alla crescita delle alghe.

Iniziative trentine

Il progetto “SOSTENIAMOCI”, che mira ad incentivare l’attivismo dei giovani e la conoscenza di realtà sul territorio, ha scelto 3 giornate per scoprire le realtà trentine che si occupano del mondo della sostenibilità e agevolano la cooperazione internazionale: sabato 29 maggio (riuso, economia circolare e protezione della biodiversità), sabato 5 giugno (foreste e acqua), sabato 12 giugno (cibo e agricoltura biologica, sociale e sostenibile). Se siete interessati trovate maggiori dettagli e contatti sul sito web.

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