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Il bright side dei social media

Quando pensiamo ai social media tendiamo ad avere un approccio piuttosto critico, ma ci sono anche degli aspetti positivi? In questo nuovo articolo della rubrica In punta di piedi, nella quale abbiamo già trattato gli aspetti negativi della vita virtuale, cercheremo di rispondere a questa domanda.

  • Un accesso più facile all’informazione

Pensiamo ad account Instagram come quello di Torcha, Will, Pagella Politica, il Post e tanti altri: hanno un’impostazione semplice, trasmettono le informazioni in modo immediato e ad accesso gratuito. Per avere la percezione del minimo indispensabile di ciò che accade nel mondo, basta scrollare queste pagine per farsene un’idea almeno sufficiente. Reperire informazioni non è mai stato così facile e chiaro e, soprattutto in questi ultimi tempi, è difficile negare l’utilità di quei post che semplificano i sempre nuovi e diversi DPCM.

  • Avere una voce più forte

I social ci donano anche un importante spazio per far sentire la nostra voce. Per quanto ci siano utenti che, al momento, hanno una forza mediatica più importante di altri, ognuno, potenzialmente, può impegnarsi e ottenere visualizzazioni. Inoltre, da tweet di tendenza e post su Instagram condivisi hanno potuto avere successo molte manifestazioni di un certo spessore, da quelle per la tutela e la richiesta dei diritti civili a quelle per denunciare i cambiamenti climatici. 

  • Trovare supporto

Uno degli aspetti più speciali ed unici della rete è il potere della connessione: oltre a permetterci di inviare messaggi ai nostri amici, che siano dalla parte opposta del mondo o a un metro da noi, ci dà la possibilità di trovare chi ha delle difficoltà simili alle nostre.

Così, quindi, dalla condivisione – ovviamente meno difficoltosa – sulla rete di un proprio disagio, si può attrarre chiunque altro ne accusi il peso e inaugurare una rete di supporto in grado di dare un sostegno non indifferente. È vero, certo, che esporsi su Internet è più facile, dato che si resta fisicamente nella propria comfort zone e che è possibile optare per l’anonimato, ma per qualcuno che lamenta certe difficoltà e non è in grado di parlarne – anche solo perché, magari, anche volendo non saprebbe che parole usare – leggere l’esperienza di un altro può essere vitale.

Un ulteriore esempio può essere quello di ragazzi – non solo Damiano David ed Harry Styles, ma anche uomini comuni – che si mostrano truccati, con la gonna, depilati e che, così facendo, è come se da una parte dessero il via libera a chi ha stessi gusti e passioni, dall’altra “preparassero” il mondo a vederli in giro, come è giusto e normale che sia. Non siamo ipocriti: chi è più chiuso mentalmente potrebbe storcere il naso a vedere un trentenne con lo smalto e l’eye-liner e magari farsi scappare un commento poco carino, ma se la sera prima ha guardato video e letto commenti volti a sensibilizzare sulla libertà di espressione (vestirsi e truccarsi sono modi di esprimersi) potrebbe contenersi.

  • Comunità empatiche

Su Tik Tok è facile leggere sotto al video di una ragazza sovrappeso che balla che è bellissima, perfetta così com’è, semplicemente meravigliosa, ma nella realtà è più probabile che venga derisa, ignorata o che, comunque, le persone non la fermino per strada per complimentarsi per il suo aspetto.

Queste piattaforme, commenta la psicologa e ricercatrice Tracy Alloway in un TED talk del 2016, rendono le persone più empatiche. Su Internet gli utenti tendono ad esporsi maggiormente perché, anche nel momento della condivisione, rimangono sotto le coperte del loro confortevole letto. Questo aspetto, sebbene abbia delle controindicazioni – delle quali abbiamo già parlato in altri articoli e che sono piuttosto immediate -, facilita la comunicazione di quelle tematiche, difficoltà ed insicurezze che, altrimenti, difficilmente verrebbero fuori.  Il lavoro che adesso dobbiamo fare, quindi, è cercare di impegnarci sempre di più nel trasportare questa empatia dalla rete alla realtà

I social media sono un’arma a doppio taglio: certamente hanno le loro insidie, dalle notizie fasulle e i titoli ambigui alle truffe, ma presentano anche dei vantaggi incredibili. Un buon passo in avanti che possiamo fare – e che, oltre ad essere buono, è anche plausibile, perché ormai è difficile pensare di vivere sconnessi per sempre – è quello di rendere le home dei social che usiamo maggiormente dei posti sicuri: smettere, insomma, di seguire quegli influencer che postano foto modificate che ci fanno sentire male nella nostra pelle, quella persona che ci ha lasciato e ora sta con un’altra, quelle pagine che condividono solo messaggi d’odio e un flusso continuo di giudizi non richiesti su ogni minima questione, gli account dei canali di informazione non attendibili e quelli che, seppure validi, riteniamo ci tormentino con titoli che fanno solo terrorismo psicologico piuttosto che con una tranquilla trasposizione dei fatti. Possiamo vivere bene anche senza sapere cosa fanno tutti coloro che conosciamo, quelli per i quali non proviamo neanche simpatia specialmente, e ogni singola cosa che accade nel mondo.

Siamo noi gli unici responsabili della nostra serenità, quindi spetta a noi scegliere cosa fa parte o meno della nostra vita e, ormai, non possiamo più ignorare la fetta importante che occupa quella virtuale, della quale dovremmo imparare ad avere più cura. 

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