Il mondo per chi non ha privilegi

Tra le tendenze della settimana spicca il monologo di Chiara Ferragni nella prima serata di Sanremo, che pare non essere piaciuto a molti per vari motivi. Il suo contenuto ha infatti sollevato un dibattito ampio che ha spaziato – e tuttora continua con ridondanza – dall’autoreferenzialità dell’imprenditrice digitale alla mancanza di un punto della questione che andasse oltre alla glorificazione del suo successo personale.

Mettendo da parte le critiche più estreme, però, dalle quali emergono aspettative irrealistiche da una donna che non è un’attivista, ma un brand, e che continuano invano a sminuire quella che oggi è una professione a tutti gli effetti, ce n’è una che sta in piedi con autonomia e legittimità: l’assenza del concetto di privilegio. Dato che Chiara Ferragni ha scelto di non parlarne, proviamo oggi a farlo noi In Punta di Piedi.

Chiara Ferragni è una donna bianca, magra, eterosessuale e cisgender, istruita, normodotata e benestante. Più che “a suon di fit check”, ha coltivato la sua fortuna creando un brand, lavorando come modella e tanto altro: insomma, è difficile negare che si sia impegnata per arrivare dov’è e che il suo successo, che lo si ammiri oppure no, sia meritato. Accanto a questa prospettiva ce n’è anche un’altra, però, che la ritrae come un soggetto privilegiato nella società. Ma di cosa parliamo esattamente?

L’idea di privilegio fa riferimento a “determinati vantaggi sociali, benefici, gradi di prestigio o di rispetto che un individuo ha in virtù dell’appartenenza a determinati gruppi di identità sociale”. Ne è un esempio il white privilege, legato al colore della pelle, la cui terminologia mette a disagio sia chi non è abituato ad essere identificato con la propria “razza” sia chi, avendo lavorato sodo per arrivare dov’è, è ostile a riconoscere il favore di altri fattori. Il concetto di benefici razziali però non sminuisce i successi dei bianchi: mira, invece, a far luce su aspetti talvolta dati per scontati che creano disparità. Ad esempio, un individuo di colore ha minori probabilità di vedere ritratti positivi di persone che gli somigliano nei programmi televisivi o di essere trattato, sia sul lavoro che nei vari contesti di aggregazione sociale, come individuo e non “come rappresentante di un’entità razziale stereotipata” (Cory Collins).

Questo si estende poi ad una serie di altri ambiti, come l’istruzione e la ricchezza. Negli Stati Uniti, ad esempio, l’istruzione è un privilegio in buona parte dei bianchi ed è dimostrato che, ad un maggiore livello di educazione accademica, corrispondono maggiori probabilità di trovare un impiego e guadagnare un salario più sostanzioso. Inoltre, non si tratta “solo” di una questione di discriminazione in società avanzate: la formazione diventa un privilegio nei paesi colpiti da guerre civili e/o internazionali, disastri ambientali e povertà sistemica. E ancora, tutto questo senza menzionare gli effetti del colonialismo che, in paesi come gli Stati Uniti e il Canada, ad esempio, ha portato le popolazioni indigene ad essere ridotte a minoranza e discriminate. In British Columbia, Canada, ad esempio, la popolazione indigena è solo il 5.9% del totale, eppure nell’homeless count (il conteggio dei senzatetto) è circa il 39%.

Un altro tipo di privilegio è legato invece all’aspetto fisico. In particolare, in una società che osanna altezza e magrezza per le donne e muscoli, forza, barba per gli uomini, chiunque sia diverso incontra delle difficoltà, a partire dal bullismo. Così, torniamo di nuovo al discorso della rappresentazione, in cui ad essere mostrato come attraente sono solo un certo tipo di donne e un certo tipo di uomini, in cui i personaggi ridicoli o cattivi sono spesso in sovrappeso o obesi, hanno una dentatura imperfetta, i brufoli e magari anche gli occhiali. 

L’orientamento sessuale e l’identità di genere possono essere un altro privilegio e, per quanto non siano una scelta, evitare una serie di disagi di cui è importante essere consapevoli. In un episodio di “How to be a better human”, la psicologa e autrice Dolly Chugh racconta di un esperimento sociale. Dopo aver pensato a parole chiave con le quali definirsi come “madre”, “indiano-americana”, “donna” e via dicendo, si è poi chiesta quali non avesse tirato fuori: “Non penso quasi mai al fatto di essere etero”, dice, “e il motivo per cui non lo faccio è perché non devo muovermi in un mondo che lo rende difficile”.

Infine, per completare la panoramica, anche l’assenza di disabilità, siano queste sensoriali, motorie, psichiche o intellettive, è oggettivamente un privilegio. Il 5,2% degli italiani, ovvero 3 milioni e 500 mila individui, è invalido totalmente o parzialmente (Istat, 2019) e i dati a disposizione evidenziano gap significativi. Ad esempio, solo il 14,4% di questi si sposta con i mezzi pubblici (contro il 25,5% del resto della popolazione); un focus sulle barriere architettoniche nelle scuole evidenzia una sola su tre come accessibile; considerando la fascia 15 – 64 anni, solo il 32,2% ha un impiego contro il 59,9% di chi non ha disabilità. 

Preso atto di tutto questo, noi cosa possiamo fare? In primo luogo, prendere consapevolezza del fatto che non tutti iniziamo dallo stesso punto di partenza e che essere parte di una categoria privilegiata non significa non meritare ciò che si ottiene, bensì avere possibilità che non tutti hanno. Poi, invece di riporre su Chiara Ferragni tutte le nostre speranze per un mondo più giusto, alimentando così una polemica da 24 ore di cui poi non rimarrà niente, ecco le alternative: dati alla mano, informarci sull’attuale stato delle cose; condividere queste informazioni con chi fa parte della nostra rete sociale; supportare con le risorse a nostra disposizione attivisti, associazioni e politici che si mobilitano davvero per un cambiamento. Infine, come al solito, ad imparare ad ascoltare ed essere aperti al cambiamento non sbaglieremo mai.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi