Università e Palestina, Balestrieri (AU): «Da rivedere gli strumenti della protesta, leso il diritto allo studio»

Tra manifestazioni e prese di posizione, politiche e non, anche l’Università si è vista travolta dal dibattito legato alla causa palestinese. Nel ciclo di interviste dedicate ai rappresentanti delle principali associazioni universitarie, dedite alla rappresentanza studentesca, abbiamo avuto modo di discutere il tema – ma soprattutto le interazioni tra università (universitari) e la “questione Palestina” – con la coordinatrice di Azione Universitaria, Giulia Clara Balestrieri.

Come associazione, qual è la vostra posizione? E’ chiara ormai la vicinanza della comunità studentesca, nonostante la distanza geografica, al popolo Palestinese.
Sicuramente la causa palestinese trova d’accordo tutti: come potremmo dire di non essere toccati dalle immagini che arrivano e da quello che sta accadendo? Come associazione ci sentiamo di dire che supportiamo la causa, ma attenendoci al piano universitario, per quanto le motivazioni siano nobili, come anche l’affermazione del diritto di manifestare, crediamo siano da attenzionare le modalità in cui avviene. A nome dell’associazione condanniamo comunque quanto sta accadendo a Gaza per ambo i lati: il popolo palestinese sta soffrendo, la le atrocità vanno condannate tout court. Il risultato ottimale sarebbe il riconoscimento dello stato di Palestina, con il rilascio degli ostaggi, ma anche l’esclusione di Hamas da un futuro governo.

Dicci di più.
Abbiamo storicamente supportato la causa, al momento stiamo attivando collaborazioni con associazioni perché gli aiuti umanitari arrivino tramite il canale di Cipro. C’è da guardare quello che è l’obiettivo, ma anche il benessere degli studenti: sono state occupate aule, interrotte lezioni, da Trento a Roma. Non sono d’accordo su questo: si lede il diritto allo studio degli universitari, non è corretto che alcuni professori abbiano dovuto attrezzare lezioni online, in vista degli scioperi e dei relativi problemi da cui sono stati accompagnati.

C’è quindi una divergenza con il resto della comunità universitaria.
Sì, storicamente ci siamo sempre spesi per questa battaglia, già dai tempi del Fuan: gli studenti scendevano in piazza per sposare il tema. Ci siamo sempre battuti per l’indipendenza dei popoli, ma quello su cui non siamo allineati sono le modalità. Non abbiamo mai interrotto lezioni, fa poi sorridere il fatto che le altre guerre siano sparite dai radar. Pensiamo al Congo, all’Ucraina.

Articolo integrale disponibile al link: https://www.ladige.it/cronaca/2025/10/11/universita-e-palestina-balestrieri-au-da-rivedere-gli-strumenti-della-protesta-leso-il-diritto-allo-studio-1.4197417

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