PETER MAGYAR: HOMO NOVUS O HOMO NOBILIS DELLA POLITICA UNGHERESE?
Nella notte tra il 12 e il 13 aprile scorso, la storia dell’Ungheria è cambiata per sempre. Infatti, s’è interrotta la lunga cavalcata di Viktor Orban, che ha ricoperto l’incarico di primo ministro per ben 16 anni. In questo articolo cercheremo di indagare le motivazioni dell’alta affluenza popolare alle elezioni, attorno al 78%. In seguito, comprenderemo cosa ha portato Peter Magyar alla vittoria e, infine, cosa cambierà per Bruxelles.
Il ritratto
Partendo dal vincitore, Peter Magyar nasce a Budapest il 16 marzo 1981. Dal 2024 è europarlamentare per il PPE ed esponente di Tisza, di cui è presidente dal 22 luglio 2024. Dal 2002 al 2024 fece parte di Fidesz, collaborando strettamente con Orban. Inoltre, la sua ex-moglie Judit Varga fu ministro della giustizia nei governi Orban IV e V. Il 15 marzo 2024 annunciò la sua intenzione di opporsi a Fidesz, decidendo di aderire a Tisza. Ne assunse la leadership per le elezioni europee, ottenendo il 30% dei voti, secondo solo ad Orban.
Cosa rappresenta TISZA?
Nonostante Tisza fosse stato già fondato nel 2020, ne assunse i caratteri attuali nel 2024, quando Magyar decise di lasciare Fidesz, per proporre una visione più centrista e democratica del paese, seppure in un’ottica comunque liberal-conservatrice. Il partito si è posto, così, come terza forza del paese, lontana sia dalla destra sovranista di Orban, che dalla sinistra riformista ungherese. Dunque, si è collocato come alternativa concreta anche per chi non apparteneva alla destra liberale, incentrando le sue battaglie riguardo le tematiche vitali per la sopravvivenza economica dell’Ungheria.
Us against them…
Arrivando alle vicende più recenti, questa campagna elettorale ha portato una forte polarizzazione tra questi due partiti, incentratasi su un paio di macro temi. Il primo riguarda i rapporti con l’estrema destra di MH, unico altro partito entrato in parlamento, che secondo l’uno o l’altro partito, l’avversario si sarebbe alleato dopo le elezioni per governare insieme al movimento estremista, riferendosi a presunti legami dell’uno o dell’altro con gli ambienti estremisti. Tuttavia, il tema cruciale della campagna, tocca i rapporti con Bruxelles. Infatti, la Corte di Giustizia dell’UE bloccò nel 2022 circa 20 miliardi di fondi europei, per violazione dello stato di diritto, corruzione e mala gestione degli appalti. In questa campagna, Magyar ha così preso tre piccioni con una fava, cogliendo l’elettorato deluso da Orban, ma anche la sinistra, mancante di rappresentanti, oltre che i moderati europeisti.
Quale eccezioni porta questo risultato?
Senza sbilanciarci troppo, possiamo intravedere dalla comunicazione di Magyar un cambio di linea. Infatti, dopo la vittoria ha attaccato la stampa nazionale, che rimane legata al sistema “di regime”, minacciandone la sua riforma strutturale. L’eccezione di Magyar viene rappresentata dalla volontà di concedere nuovamente al popolo un’informazione più libera, rinunciando ad un sistema statale marcio. Infine, il voto popolare è risultato compatto nel respingere 16 anni di governo disastrosi, che hanno portato ai peggiori indici economici, di libertà e diritti; oltre che i peggiori rapporti diplomatici con l’UE. Tuttavia, nonostante Magyar sicuramente sia più aperto a Bruxelles, non rappresenta il centro, ma un preciso modello di centro-destra, conservatore e cattolico. Tuttavia, costituisce, comunque, un’eccezione rispetto alla destra orbaniana, ma non alla destra nel resto del continente.
Fonti principali:
