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Una misteriosa sparizione a Trento ~ sesta parte

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PARTE 1
PARTE 2
PARTE 3
PARTE 4
PARTE 5

Parte 6:

“Che cosa mai voleva dire con quella frase?” chiese Mika, girando pigramente alcune carte.
“Secondo me ti stai interrogando su cose inutili, voleva solo andarsene con una frase ad effetto, quando, in realtà, appena entrato era terrorizzato che fosse successo qualcosa di grave”, rispose Ris bevendo una tisana dalla sua simpatica tazza azzurra a forma di elefante.
“E se fosse un modo per dire che ci stiamo sbagliando nei confronti di questa Sofia?” si chiese Mika, leggendo il curriculum della ragazza. “Insomma”, continuò, “pare anche a me che non sia una santa… sembra che sia appena uscita da un concerto hard rock, posso capire perché non piaccia ai genitori di Mattia, anche se questo ovviamente non li giustifica, ma ciò che voglio dire è… se stessimo sbagliando?”
“Ragiona, Mika: l’unica persona con un movente personale nei confronti di quel ragazzo è lei ed è anche l’ultima persona ad averlo visto, per cui può sapere comunque più degli altri.”
“Certo, ma potrebbe decidere di non dircelo come ha fatto Stefano e non credo che saremo così fortunati questa volta con lei.”
“Non ha importanza… comunque a breve usciranno le analisi di laboratorio che ti dicevo.” “Ah davvero? Per cui a breve sapremo chi è entrato in contatto con la lettera minatoria e…”
“Esattamente” annuì Ris “Per cui, non preoccuparti” concluse sedendosi al suo solito posto, ossia davanti al suo amato computer.
Dopo pochi minuti di silenzio, Lawlet entrò nella stanza con una certa fretta, riponendo in tasca il telefono che aveva utilizzato per fare una chiamata poco prima: “L’ateneo ha contattato la ragazza, che per inciso dorme anche nei pressi degli alloggi dell’Opera Universitaria, e si trova già là, quindi ora io e Mika andremo a interrogarla, mentre tu Ris come al solito tieniti aggiornata e segui lo streaming.”
“Questa volta vieni anche tu dentro con me?” chiese Mika, prendendo il giaccone e la borsa.
“Sì, in questo caso sì, non si tratta più di Stefano.”
“D’accordo.”
“Bene, andiamo” disse, e uscirono.

Nella strada verso gli alloggi, Mika aggiornò Lawlet sugli ultimi dettagli che aveva scoperto su Sofia, la misteriosa ragazza che si trovava nell’aula il giorno della sparizione.
“Nata a Villazzano da genitori veneti, è la secondogenita di un’importante famiglia di imprenditori e frequenta l’Università di Trento, dipartimento di lettere, come aveva correttamente detto Stefano. Non ha avuto particolari problemi con la legge, ma dal suo curriculum scolastico pare che non avesse voti molto alti, tranne che in italiano in cui eccelleva… Dai suoi profili Instagram abbiamo appreso che ha tre tatuaggi – rispettivamente uno sulla spalla, uno sulla schiena e uno alla caviglia –, oltre che un piercing alla bocca, al naso e sull’ombelico e i dilatatori alle orecchie; in più sappiamo che è stata fidanzata con Mattia per qualche mese e prima ha avuto diversi altri ragazzi, le piacciono le feste, le piace la letteratura…”
“Va bene, penso di essermi fatto un quadro sufficiente… ci sono forse dei dettagli anomali?”
“No, l’unica cosa davvero strana è il suo interesse nei confronti di associazioni di volontariato.”
“Interessante… Questo non me lo sarei mai aspettato.”
“Già, anche perché non si tratta di associazioni qualunque, ma di quelle per persone affette da deficit dell’attenzione, sindrome di Asperger e altri tipi di disabilità e, in generale, centri di ascolto per persone minorate…”
“Qualcuno che ne soffre in famiglia?”
“Non risulta… Magari è una persona che si impegna nel sociale, chissà, le apparenze ingannano.”
“Chissà… Comunque lo scopriremo a breve” disse Lawlet, ormai davanti alla sede dell’Opera Universitaria.
“Penso che tu abbia proprio ragione” disse Mika.
I due salirono le scale e si recarono nella stanza dove erano stati pochi giorni prima con Stefano: l’ambiente era rimasto immutato, ad eccezione della persona interrogata, una giovane ragazza dalla pelle diafana e capelli neri come la notte.
“Si comincia” disse, rivolgendosi soprattutto a se stesso, Lawlet, mentre per l’ennesima volta si presentava al possibile sospettato per cercare di scoprire la verità su quel caso, spiegando la situazione.

“Immaginavo che prima o poi questa storia sarebbe venuta fuori, ma vi posso assicurare che io non c’entro niente e, infatti, dopo aver visto il mio ex ci siamo salutati nei pressi dell’Ospedale di Santa Chiara… pensavo che fosse tornato a casa sano e salvo.”
“E come è terminato il vostro colloquio?”
“Niente, è stata più una rappacificazione tra noi due, niente di più.”
“Quindi non hai idea di che cosa gli sia successo?”
“Non ne ho la più pallida idea” ripetè Sofia, aggiungendo poi, con tono un po’ dispiaciuto, “Mi dispiace, non so davvero come aiutarvi, ma da quel che ho sentito dovrebbe essere stata colpa del suo amico… Stefano.”
“Già, ma lo abbiamo interrogato e non ci sono prove contro di lui.”
“Ah, davvero?” disse sorpresa, “Ero convinta anche io che fosse lui… Sapete, spesso Mattia mi diceva che lo faceva molto innervosire, per cui onestamente pensavo fosse già stato arrestato.”
“Eppure Stefano dice che che sei stata tu la prima a contattarlo.”
“Già, ma scommetto che non vi ha raccontato che ci ha provato con me quando stavo ancora con Mattia e che questa è stata una delle ragioni per cui i rapporti tra loro si sono incrinati” disse con tono mellifluo e, notando gli sguardi perplessi dei due detective, continuò: “Ciò che voglio dire è che… mente anche lui, come tutti quanti.”
“Eppure, è stato lui a dirci di non sospettare di te” disse Lawlet.
Sofia parve sorpresa per un istante, ma poi si ricompose subito: “Bene, quindi, dal momento che sono qui, immagino che abbiate già intuito che non bisogna dargli ascolto” sorrise, “I miei complimenti per esserci arrivati prima che ve lo dicessi.”
“Per quel che ci riguarda, Stefano aveva perso credibilità nel momento stesso in cui ha omesso la tua presenza nella stanza quel giorno” ribattè Lawlet, “Tuttavia, dal momento che non ci siamo fidati, ora la vera domanda è: sei tu la colpevole?”
“Suvvia, non è poi così divertente con una domanda diretta,” protestò Sofia, “ma dato che mi state simpatici, vi darò un indizio: mantenete sempre dentro di voi un giardino segreto.”
Trascorsero tre secondi netti di silenzio, in cui Lawlet e Mika fissarono Sofia, che sorrideva vittoriosa come se quella manciata di parole fosse la conferma della loro sconfitta definitiva, senza che però i due investigatori riuscissero a capirla. Tuttavia, nessuno parlò e il silenzio si protrasse finché lo squillo del cellulare di Lawlet lo interruppe: quest’ultimo, vista la chiamata, rispose per poi chiudere dopo un paio di secondi.
“Sai, magari ti ritieni forte in questo momento usando delle citazioni, ma in realtà… Sappiamo tutti quale sia la verità” disse Lawlet fissando la ragazza.
“Oh interessante, ti va di condividerla?” chiese con sarcasmo Sofia.
“Abbiamo fatto analizzare sia la penna che ha lasciato nell’aula che il foglio di ricatto che ti abbiamo mostrato e, in entrambi, ci sono le tue impronte digitali… Sei tu la colpevole” concluse Lawlet.

Anna Martinato

"I Wandered Lonely as a Cloud"

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