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Pet therapy

La pet therapy, detta anche zooterapia, è una co-terapia che si affianca a quelle tradizionali: si identifica, quindi, come un elemento in più che le rafforza, ne amplifica i benefici e ne favorisce il successo. In questo nuovo articolo della rubrica In punta di piedi partiremo da questo tipo di approccio per riflettere sul rapporto con gli animali e la natura, più importante e determinante di quanto si pensi.

  • Come funziona?

Come abbiamo accennato, questa pratica si serve del rapporto tra l’uomo e gli animali (in particolare cani, gatti, cavalli e talvolta conigli o asini) che ha due fondamentali caratteristiche. Innanzitutto, ha alla base un legame affettivo estremamente profondo, in grado di dare conforto e sicurezza. “Se non ci fossero i cani”, scriveva Schopenhauer, “io non vorrei vivere… Ciò che mi rende così piacevole la compagnia del mio cane è la trasparenza della sua natura”: in effetti, questi animali in particolare, sanno dare al proprio padrone un amore che non conosce condizioni. In secondo luogo, il punto davvero qualificante è l’assenza di pregiudizio: il paziente interagisce dunque con un altro essere vivente senza giudizi ed è così avvantaggiato, ad esempio, nel rivalutare i propri schemi di socializzazione.

  • Chi ne può usufruire?

Partendo dal presupposto che ognuno di noi può trarre benefici dal rapporto con gli animali e la natura (punto sul quale torneremo più avanti), è tuttavia dimostrato che questo approccio ha dei vantaggi particolarmente rilevanti su una serie di pazienti specifici. Tra questi, ad esempio, emergono coloro che soffrono di depressione: a questo tipo di interazione, infatti, conseguono stimoli utili a spezzare i circoli viziosi tipici di questa patologia, offrendo spunti per uscire dall’isolamento e rendere lo sguardo sul mondo a poco a poco più aperto e sereno. Anche sui malati di Alzheimer sono stati riscontrati effetti molto positivi: “Il malato instaura un rapporto con l’animale accudendolo, accarezzandolo e questa relazione ancòra il soggetto al qui e ora e spesso rievoca in lui ricordi piacevoli migliorando il tono dell’umoreha commentato la Dott.ssa Marina Marraccini, psicologa e psicoterapeuta. Con i pazienti autistici, invece, i risultati riscontrati sono un miglioramento dell’attenzione e un maggiore possesso del controllo del corpo.

La relazione con gli animali è anche particolarmente benefica per i bambini. Molti studi hanno dimostrato che questa è in grado di favorire creatività e capacità di osservazione, nonché è educativo imparare l’arte del prendersi cura di ed è utile crescere coltivando un rapporto semplice, senza giudizi, solo con tanto amore.

A trarne vantaggi sono infine gli anziani – soprattutto quelli ospiti delle case di riposo – nei quali, grazie a questa pratica, è stato riscontrato un aumento del buon umore e una maggiore predisposizione al confronto con i terapisti e gli infermieri, e i disabili, per i quali la ippoterapia nello specifico è particolarmente utile in quanto sollecita la partecipazione di tutto l’organismo.

  • Quali sono i benefici?

Varie ricerche scientifiche hanno riscontrato che la pet therapy ha dei vantaggi davvero notevoli, a prescindere dall’eventuale disagio di cui il paziente soffre: abbassamento della pressione sanguigna e regolarizzazione del battito, riduzione del livello di stress e contrasto al senso di solitudine e abbandono sono solo alcuni dei tanti. Spesso, inoltre, nei soggetti con un animale domestico si evidenzia anche un aumento dell’attività fisica.

Come ci fa riflettere l’articolo di Elisa Cappelli su cure-naturali.it, tuttavia, l’assenza di controindicazioni per gli uomini non vale per gli animali: spesso, infatti, quando questi non sono più cuccioli e, quindi, risultano meno “maneggiabili” da estranei, vengono abbandonati.

Questa presentazione della pet therapy, per quanto breve, ci offre degli interessanti spunti di riflessione. L’aspetto più invidiabile del rapporto con gli animali è sicuramente la totale assenza di giudizio e, da questo punto di vista, coltivare un costante rapporto con la natura può essere davvero benefico per tutti. Immaginate essere in un prato, seduti all’ombra di un albero a giocare con un cane, oppure provate a pensare a voi sdraiati su una amaca con un gatto da coccolare sulla vostra pancia che non pretende niente da voi, non giudica – neanche ci fa caso! – se avete abbinato il blu con il marrone, se avete la cellulite o la ritenzione idrica, siete spettinati o avete la pancia gonfia, non sapete cosa dire o parlate da soli a voce alta e non vi rimprovera perché non siete produttivi, sta solo lì con voi sia che siate belli, ben vestiti e di buon umore sia che piangiate con i capelli arruffati e il pigiama. Sembra piuttosto desiderabile come situazione, no?

Infine, lungi da questa conclusione essere finalizzata a criticare aspramente i social media – i quali in realtà, infatti, hanno degli importanti aspetti positivi -, tuttavia bisogna riconoscere che talvolta la loro impostazione educa la nostra mente a ragionare contro se stessa e contro natura: è facile sentirci sempre giudicati, osservati, commentati come i nostri post nei direct della gente che non ci sopporta e, allora, iniziare a guardarci intorno imbarazzati, fragili e ad essere noi in primis ingiustificatamente tanto severi con noi stessi; è piuttosto frequente anche lasciarci ossessionare dal nostro aspetto, come se fossimo sempre sotto i riflettori, perché ci sono sempre degli amici pronti a filmarci in un video da mettere sulle storie o a fare un selfie dietro al quale ci siamo noi con il doppio mento e la faccia stanca. Anche se poi questi contenuti non vengono pubblicati, è questa idea di essere sempre osservati, giudicati, l’idea, per esempio, di uscire vestiti male, con una faccia terribile, poi tornare a casa, aprire Instagram e vedere spottate tantissime persone che sono state viste da altrettante, leggere, insomma, i commenti di tanti individui su tanti altri e sentire, quindi, che quando esci anche tu sei costantemente guardato. Questo è probabilmente un esempio di pensiero intrusivo, ma, per quanto relativamente irrazionale, non significa che vada sottovalutato o che non sia in grado di insinuarsi abilmente tra le riflessioni di molti causando disagio. È vero che siamo tutti liberi di fare – nei limiti della legalità e del buon costume – quello che ci pare dove ci pare, ma soccombere a questa costante pressione, che dalla home di Instagram passa facilmente ai pensieri, è molto facile e frequente.

In mezzo alla natura, però, con gli animali, senza telefono ed eventualmente con le persone giuste, tale pressione non esiste ed è questa, per quanto lontana dalla quotidianità di molti di noi, la vita vera.

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